En marche (o in cammino?)

uyljuokoEn marche o in cammino. A passo di gambero: in avanti per tornare indietro? En marche o in cammino. Per scansare il passo dell’oca e il conseguente ripasso di ricorrente catastrofe?
Destra e sinistra non sarebbero più categorie del presente. Forse (forse forse) è così. Di sicuro restano ben evidenti il sopra e il sotto. L’alto e il basso.
Di sicuro, da sempre, chi sta sopra sputa, piscia, vomita, ecc. in testa a chi sta sotto.
Di sicuro una certa idea di sinistra ha sempre cercato di raccogliere i giustificati malumori di chi sta sotto a beccarsi i materiali espulsi di chi sta sopra, trasformandoli in comune ri-sentimento (verso quelli di sopra, di cui sopra) e afflato solidale.
Di sicuro una certa idea di destra ha sempre cercato di raccogliere i giustificati malumori di… tutti, sopra e sotto, trasformandoli in contrapposti ri-sentimenti per quelli che stanno comunque sotto. A scalare. E se di afflato solidale ha mai trattato, ha sempre cercato di circoscriverlo, limitarlo, ghettizzarlo. Cercando ed individuando un comunque nemico tra quelli comunque sotto: razza, classe, tribù, clan, nazionalità, campanile.
Da una parte l’insieme confuso e indefinito e pur solidale (ora si dice buonista): intanto si aprano gli ombrelli per ripararsi dalla mefitica pioggia che dall’alto vien giù e si rifletta sul da farsi, non distinguendo tanto da chi sta appena sotto o sotto sotto o sotto sotto sotto…
Dall’altra una qualsivoglia identitaria appartenenza: ognuno che sta sotto si curi di ributtare più sotto la merda che arriva dall’alto. E quello appena più sotto si curerà di rimandarla più giù…
Destra e /o sinistra -forse- marciano (o camminano) ancora.

 

 

 

 

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La Colpa

nuiogporrfdLa colpa è del rosso amaranto, di un sussurro di flebile voce, di un’estorta carezza, di una parola non detta, di un tempo immaturo ma pur sempre accaduto, di un luogo di troppo facile accesso, d’una orfana luce del buio, dell’odore di un fiore ignoto. La colpa è dei sensi innocenti. Dell’acqua che scorre. Dell’ora di un caldo meriggio. Di un ozio inventato e di noia. Di un sogno di giovinezza. Di un fuoco già spento. Di un vago confuso ricordo.Di una voce roca che canta alla radio, del ritmo lento che lento si trascina verso una fine che non ha fine. La colpa è dell’inizio di un giorno qualunque. Comunque, una colpa. Se mai è una colpa. Una condanna, comunque.