I Poveri Sono Matti (e invidiosi)

collage1Da LETTERA43 «Quella generazione di rancorosi che insultano Fazio perché è ricco» di Lia Celi

Che lo insultino, che lo facciano per strada, che lo facciano davanti ai suoi figli, beh è cosa sommamente riprovevole. Che possano essere dei degni rappresentanti della marmaglia grillista (ma anche renzista o salvinista: quei tre pari sono) dedita a smontare ogni cosa da cui possa promanare un vago sentore di “casta” è plausibile. Che lo facciano per invidia (per invidia: come si dimostra con una “causale” tutto il danno fatto in vent’anni di berlusconismo) è magari cosa tutta da provare.

Magari semplicemente ci si stanca degli ometti per tutte le stagioni (non solo televisive). Magari nei tempi confusi che stiamo vivendo (niente più destra e/o sinistra, solo sopra e sotto)  le figurine mainstream che pretendono impartire lezioni di stile, etica, humor e perfino estetica, agli occhi dei loro assidui seguaci hanno perso semplicemente di credibilità. E quando dai loro alti scranni istruiscono il volgo circa le nuove modalità di relazionarsi col mondo, il volgo che si trova, non a destra o a sinistra, ma solo in basso a raccogliere solo gli schizzi degli sputi di tanto mirabile oratoria, il volgo, come è triste tendenza nei tempi confusi che stiamo vivendo, si chiede (e osserva) da quale pulpito… con quello che ne segue.

Magari il volgo si è magari pure leggermente rotto i maroni d’esser preso deliziosamente per il culo da un semplice (e giustamente ben remunerato) piazzista di spazi televisivi. Da lui e da quelli come lui. Il fighetto tartufesco e i suoi bei circoli dell’ovvio, del luogo comune, dell’ultimo modello del nuovo stereotipo. Quello a cui il volgo, invidioso magari, recalcitra ad adeguarsi.

Potrebbe perfino rappresentare (il fastidio per l’ometto, non l’insulto) un soprassalto di noia per questa nuova montante marea di nuovo (vecchissimo) conformismo.

Peggio della post-verità – è assodato – ormai c’è solo la “verità”.

Che è servita.

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En marche (o in cammino?)

uyljuokoEn marche o in cammino. A passo di gambero: in avanti per tornare indietro? En marche o in cammino. Per scansare il passo dell’oca e il conseguente ripasso di ricorrente catastrofe?
Destra e sinistra non sarebbero più categorie del presente. Forse (forse forse) è così. Di sicuro restano ben evidenti il sopra e il sotto. L’alto e il basso.
Di sicuro, da sempre, chi sta sopra sputa, piscia, vomita, ecc. in testa a chi sta sotto.
Di sicuro una certa idea di sinistra ha sempre cercato di raccogliere i giustificati malumori di chi sta sotto a beccarsi i materiali espulsi di chi sta sopra, trasformandoli in comune ri-sentimento (verso quelli di sopra, di cui sopra) e afflato solidale.
Di sicuro una certa idea di destra ha sempre cercato di raccogliere i giustificati malumori di… tutti, sopra e sotto, trasformandoli in contrapposti ri-sentimenti per quelli che stanno comunque sotto. A scalare. E se di afflato solidale ha mai trattato, ha sempre cercato di circoscriverlo, limitarlo, ghettizzarlo. Cercando ed individuando un comunque nemico tra quelli comunque sotto: razza, classe, tribù, clan, nazionalità, campanile.
Da una parte l’insieme confuso e indefinito e pur solidale (ora si dice buonista): intanto si aprano gli ombrelli per ripararsi dalla mefitica pioggia che dall’alto vien giù e si rifletta sul da farsi, non distinguendo tanto da chi sta appena sotto o sotto sotto o sotto sotto sotto…
Dall’altra una qualsivoglia identitaria appartenenza: ognuno che sta sotto si curi di ributtare più sotto la merda che arriva dall’alto. E quello appena più sotto si curerà di rimandarla più giù…
Destra e /o sinistra -forse- marciano (o camminano) ancora.

 

 

 

 

400 miliardi? Sì, 400 miliardi.

289Il Pres. del Cons. (il francesismo è compreso) a “Bersaglio Mobile” ci informa che dall’inizio della crisi gli italiani hanno aumentato di 400 miliardi i loro risparmi. 400 miliardi sottratti al circuito dei consumi e della domanda interna. Con conseguente attorcigliamento della crisi. Servirebbe, dice, un diverso atteggiamento volto alla fiducia e all’ottimismo. Forse. Anche. Anche. Ma non dovrebbe anche rivolgere un piccolo pensiero su come siano mal distribuite risorse, ricchezza, e redditi? E che il flusso del denaro circolare nel “verso sbagliato”? Verso chi, cioè, può permettersi il lusso di non spendere, anzi, di più, di risparmiare. Che è poi la storia tragica del nostro tempo e del nostro idiota sistema di capitalismo avanzato (avariato e marcio). Che è poi l’ennesima prova di come una seria redistribuzione di risorse, ricchezza, redditi, lavoro e tempi di lavoro sarebbe funzionale, non solo a una società più giusta, ma soprattutto a una società più equilibrata e meno conflittuale. Dove la parola “Progresso” ripiglierebbe il suo senso primigenio. Il “verso giusto”, “la volta buona” “adesso”. Quelle cose lì. Caro Pres. del Cons. ( francesismo compreso).

L’evidenza e il senso boccalone della Politica

scarpe nuoveDa Il Fatto Quotidiano.it– La ricchezza di 85 “paperoni” è pari a quella della metà più povera del pianeta

Ecco. Ottantacinque (85,00) singoli individui contro (o pari a) tre miliardi (3.000.000.000,00) di persone. Caso mai occorresse dare una sbirciatina alle nostre gonze convinzioni di come funziona il mondo. Quando ci si consola con le sparate sui costi della casta ed altre simili facezie (per tacere d’idiozie). Insistendo sulle umane piccolitudini, tanto per dare sfogo al “senso della politica” di una lavandaia (o, a scelta, della portinaia, del viaggiatore nello scompartimento, del cliente del barbiere, dell’avvinazzato da osteria, del chiacchierone del bar sport… etc. etc.) indignandosi per la macchiolina invisibile che sta nell’angolino della cornice del quadro. Evitando ben bene di parlare della cornice e soprattutto del quadro. Desolante. Il quadro complessivo, s’intende. Quello che la Politica (sempre sia criticata) supportata dall’ignavia, dall’indifferenza, dall’ignoranza e dalla stupidità delle masse boccalone, nella banalità della sostanza, NON FA per dare un senso decente alla sua “ragione d’essere”. Che dovrebbe ALMENO consistere nell’organizzare una società e un mondo dove simili sconcezze (85 contro 3 miliardi) fossero almeno percepite come tali e ALMENO si cercassero le ragioni e i rimedi di tanta scandalosa oscenità. La POLITICA. Quello che FA. Tre miliardi di persone. 85 essere umani come Dei.

Quando basterebbe una scorreggia o anche un semplice rutto emesso all’unisono da quei 3.000.000.000 (miliardi) di persone per spazzarli (gli 85 Dei) per sempre (che poi tutti si muore e che forse la felicità o il semplice senso della vita abita altrove, lo sanno quegli 85?) dalla faccia di questa triste Terra.

 

Dove si va?

 

dove si vaMa, non meno importante, da dove si viene?

Da l’Unità.it – Forconi, ultimo delirio anti-ebrei «Hitler? Pazzo, ma si è vendicato»

Cosa pensare? Che dire? Chi mai sono questi? Da dove ricavano le loro idee? E quali sono per sommi capi i loro riferimenti? Ché certo li avranno, dato che, nessuno, raggiunta l’età della ragione, si può definire ideologicamente vergine. E soprattutto che fare? Bella ultima domanda. Magari lasciare che brucino, assaltino, impicchino il solito sfigato, taglino teste, seminino il caos, abbattano l’abbattibile. Che poi, rideremo (oh sì, o oh no?) del “poi”. Che alla fine, quando sarà il tempo di rimuovere le macerie e spazzare la cenere e ristabilire un minimo di ordine (quel tanto che basta per banalmente amministrare la cosa pubblica: pagare stipendi e pensioni, riempire le buche stradali, organizzare scuola e sanità, cose così…)  e un qualche tipo di rappresentanza i “nuovi” vincitori se lo dovranno pur scegliere, scopriremo la tragica storica ironia del Potere. Che scacciato dalla finestra rientra, bello e pimpante e più truce di prima, dalla porta. Ci sarà da ridere (ma forse da piangere) quando ci accorgeremo che ad un potere segue un nuovo (spesso vecchissimo) Potere. Vecchissima storia (e insegnamento della Storia) che poi queste cosette ben rappresentino il punto finale del lamento plebeo (privo di ogni minima elaborazione culturale, quello da osteria e da bar sport, per intenderci) che in altri luoghi e tempi e contesti ha portato a populismi e fascismi vari…                                                                                                                                                                                                                                                                               Il Il suggello finale, stavolta, del becero berluscon-leghismo che ancora una volta (dopo Mussolini e, con esiti meno letali, “Fronte dell’Uomo Qualunque” del dopoguerra e altri, ormai dimenticati, patetici tentativi) ha dato dignità politica (la Politica non è che una semplice convenzione di regole condivise per gestire la comunità) alle pulsioni più primitive e viscerali (più popolume che popolo) facendo leva sul pensiero “basso” tutto proiettato alla semplificazione destrorsa secondo i cui stilemi ogni “altro da te” (dai terroni ai marocchini agli stranieri tutti, dalle caste intellettuali, politiche e sindacali all’Europa, dai “garantiti” ai detenuti, dagli ebrei agli zingari e via andare…) è portatore di un qualche privilegio e dunque nemico da abbattere. Triste trionfo dell’eterno rancore dei miserabili (con tutte le giustificazione del caso, certo, per quel che riguarda quelli “economici”, con nessuna giustificazione per quelli semplicemente gretti d’anima) e della umana meschinità.

Forza Italia. 😦

L’Arco di Tonfo.

arco di tronfio

Da Corriere della Sera.it -Berlusconi fa dimettere i suoi ministri-

La rivoluzione non si farà: oggi oltre al campionato di calcio ci sono pure i mondiali di ciclismo e il Moto GP. E sarebbe comunque di una infima minoranza contro altre infime, e nemiche tra loro, minoranze: siamo in perenne guerra di tutti contro tutti, ogni fazione graniticamente ed inconciliabilmente convinta delle proprie ragioni e dello schifezza di quelle altrui. Intanto domani inizieranno le danze macabre dei “mercati” col probabile risultato finale di un commissariamento della “troika” (comunque la si pensi circa l’abbandono di sovranità di una Nazione). Dal declino e dal decadimento di un uomo siamo al decadimento di una nazione e del suo popolo. Naturalmente ogni fazione proporrà la sua ricetta miracolosa: “vincerà” (relativamente) chi meglio interpreterà non i veri bisogni della gente ma le sue (della gente e le proprie) peristalsi. Ne uscirà o una grande scorreggia o una grande cagata. Forse uscita dall’euro. Cioè, nel breve periodo, perdita di valore della “nuova lira, dimezzamento di stipendi e pensioni, povertà diffusa. Forse Grecia o forse Siria. Consola (si fa per dire) almeno il fatto da un simile disastro non si salverà nessuno (salvo i ricconi che potranno espatriare coi loro gruzzoli). Non si salveranno nemmeno i soloni furbi e cinici (ideologhi del peggio, opinionisti fuori dal mondo, masanielli e ras e capipopolo che al di là di rabbie e di livori inconcludenti nulla sanno proporre) che guardano a questo sfacelo con un sopracciglio alzato e smorfia di compiacimento.
Nella scena finale di “Caccia a Ottobre Rosso” i marinai del sommergibile russo, un attimo prima di essere colpiti e affondati dal missile americano si rivolgono al loro comandante con un: – Sei contento, stronzo? Ci hai ammazzati-
Ecco.

Folle folli e fole

igor MorskiDa www.vice.com- COME GRILLO E CASALEGGIO HANNO TRASFORMATO INTERNET IN RETE 4

Che è vero. Che quegli otto milioni abbondanti di voti non si spiegano con le solite trite quattro stronzate fatte di luoghi comuni e leggende metropolitan-internettiane alle quali i cosiddetti analisti della società sono tanto ma tanto da sempre affezionati. Mentre è il solito banale ammuffito noiosissimo problema della democrazia come strumento e modo decisionale: dare voce alla universalità del popolo. Lasciando esprimere la totalità degli elettori, ovviamente. Che sono, tuttavia, nella loro gran parte da sempre votati a votare e a votarsi alla scorciatoie semplificatrici di “pancia”. Basta gettar loro come ai cani gli ossi, pochi temi basilari fondati sul naturale rancore che ogni “semplice cittadino” (fantastica mitologica figura che ogni furfante di questo mondo senza alcuna difficoltà  e senza nessun senso critico, con una estrema facilità identifica con sé stesso) non può non provare verso chi, per ruolo od elezione, si frappone fra lui e “la sua libertà”. E “il suo diritto”.  Libertà e diritto di essere “individuo totale” che in quanto tale non risponde ad una comunità e al mondo che gli sta intorno ma solo ai cazzacci suoi. Nemico suo sarà il vigile che gli appioppa la multa per la macchina in doppia fila; l’impiegata del Comune che gli chiede una sfilza di inutili documenti e che, di là dal vetro, sembra godere delle complicazioni e delle perdite di tempo che inutilmente gli infligge; il parlamentare che dal sacro trono dei suoi evidenti privilegi  pontifica in tv sui sacrifici da sopportare; tutti gli altri che, facenti parte di una qualsivoglia casta (è il mood), impediscono con tasse, sprechi, intrallazzi, interessi personali etc., al normale cittadino… con quel che segue…

Democrazia, dunque, come accesso facile e facilitato e tutto facilone alla complessità. Come è sempre stato da quando ci si affida all’intelligenza e alla consapevolezza delle masse per trovare una direzione da dare al governo delle cose.

Gli è che di quando in quando il tempo che si vive, per vie ordinarie e spesso abbastanza infami, si esprime con una qualche, più o meno pregevole, rottura. Gli è che quello che un tempo non era possibile ad certo momento lo diventa. Il clima di continenza che per anni aveva impedito ai partiti politici (salvo brevi fugaci fiammate) di intraprendere questa via facile (e indecente) al consenso d’un tratto… D’un tratto cade un muro. D’un tratto matura quel s’è seminato in termini di cultura diffusa. D’un tratto viene sdoganata la facile (tele)visione sfrondata dalla fatica di ogni altra elaborazione. Sono sdoganati l’ammicco greve, la risata crassa, la bava dell’urlo rabbioso, gli sputi e gli schiaffi (metaforici o meno). D’un tratto saltano i freni inibitori e quel che non si diceva per minima convenzione se non nei bar sport e nella avvinazzate osterie di paese e nei ritrovi famigliari di nascosto dai bambini, d’un tratto, come per scellerato sortilegio, d’un tratto viene legittimato. La politica ripristina la discriminazione. Tout court. La legittima. Ad uso del popolo. Per biechi e volgarissimi motivi di miserabile consenso. Tutta la volgarità, tutta la trivialità, tutta la bassezza, spesso condite da pura crudeltà travestita da “provocazione”, vengono squadernate e consegnate al popolo a che ne faccia scempio di ogni forma di civile convivenza. Peggio, la stessa civile convivenza finisce nel tritacarne della irrisione per cui ogni riferimento ad essa finisce col cadere nella trita categoria del “buonismo”.

Il cattivismo assurge a modello giustificativo d’ogni rancore. Di chiunque verso chiunque. Senza elaborazione culturale anche l’odio, invece che ad un preciso indirizzo di giustificabile rivolta verso chi veramente lo merita, si proietta in sterile indefinito (ri)sentimento e irrazionalità fine a se stessa. Ogni motivo di ribellione viene attratto nel gorgo dell’inconcludente malanimo. Si fa mormorio plebeo, si fa brusio astioso, si fa chiacchiera triviale.

Indistinto  rifiuto di TUTTO.

Il cerchio si chiude.

Cuore, bile e in_testini

prigionieroDa Il Fatto Quotidiano.it-  « Ma, oltre a scrivere, ogni tanto vi leggete?» di Marco Travaglio

«Perché, parafrasando un celebre titolo di “Cuore” sul mitico “uomo della strada”, è ora di riconoscere che molte volte anche il mitico “popolo del web” è una bella merda» dixit Travaglio.

E pure noi, che, per dirla col Marchese del Grillo (che forse non è Travaglio, che deve essere almeno almeno barone se non principe di quel casato) non siamo un cazzo, la cosa (è una bella merda) l’avevamo mezza intuita. Dal successo, tra l’altro, dello stesso Fatto Quotidiano. A cui successo per un breve momento tutti noi, sinistrorsi sinistrati e un poco sinistronzi, abbiamo contribuito salutando il vento nuovo fatto d’irriverenza e di spietata controindicazione alla cultura berlusconoide infiltratasi in ogni ganglio della bassa società ed incivile. Lo intuimmo dalla lenta ascesa alla beatificazione dello stesso Travaglio (principe, barone o marchese di cotanto Grillo, del Grillo medesimo (l’imperatore) e degli accodati giornalisti tutti con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue (uveite primordiale epidemica): stessi metodi spicci e sbrigativi dell’ancien regime; stesse liquidatorie scorciatoie per arrivare, al roso fegato e alla travasata bile prima che al cervello di chi assisteva allo sfacelo di una intera classe politica. Stesse mediatiche bastonature a chi, per eccesso di tribolate analisi e complicati pensamenti non si allineava con la sacra Crociata. Ottimo proponimento, non fosse stato che tra gli infiltrati tra le fulgide schiere dei bastonatori dell’orrida casta, stavano i soliti furbetti mediatici tartufi, degni rappresentanti dell’establishment italico, declinanti e declinati, e inclinati anche, al nuovo spirito del tempo. Ottimo intento, non fosse stato che nel ritrarsi puri e duri non avessero catalizzato in quel fango creativo tutti i biechi rancori, tutti i livori, tutti i cultori dell’affanculismo più becero e spietato. Internet? Oh sì. Dove ci stanno questi (i buoni, belli, bravi ed odorati) e quelli (i puzzoni, rancorosi, frustrati ed odiatori per diletto e/o professione).

Ora, da una parte l’aedo del grillismo/grullismo prende atto che i “metodi di dibattito”, quando diffusi per l’azzurro cielo, svolazzano e ritornano come per magia ai natii lidi. Dall’altra il guru aureolato tutto proiettato alla mistica del web e alla democrazia che da questo traeva legittimazione e imprimatur, di fronte alle prime scosse di coscienza e alla banale constatazione di come le cose conservino una loro intrinseca bellezza fatta di complessa profondità, s’indispettisce e conciona malamente e censura e indirizza bolle d’anatema…

Ma dai?

Dai mari e monti dei buffoni al mari_o_monti degli ipocriti

pensosi osserviamo il mondo

 

Da Huffingtonpost.it- Da Angelo Bagnasco a Comunione e Liberazione. La galassia cattolica si stringe intorno a Mario Monti

Beh, ma si capisce. Si spera che i tartufoni e i farisei si siano debitamente confessati all’uopo. Lui,  il tartufo abbastanza troppo disinvolto (già grande elettore dello sconcio B. che poi dovette rinnegare… e già le sue analisi politiche e mondane… beh…) nello spender parole che poi non manterrà. Loro i tartufi farisei che accolsero lo stesso sconcio e lo elevarono a modello per la nazione intera. I cardinali che giustificarono, si girarono dall’altra parte, contestualizzavano le di lui bestemmie, si intrattenevano in segreti e confidenziali conciliaboli (chez (tutta privata) Vespa ma anche altrove… oh i bertoni, i bagnaschi, e i papi in sedicesimo e tutti gli altri farisei… Ah, se dio ci fosse… ah, quanto è evidente che questi bottegai sono i primi a non crederci… ahi povera Italia e meschino e un poco miserabile il Vaticano…

Le r(iv)elazioni per_i_colose (e risapute)

Da Panorama.it – Telefonate Napolitano-Mancino, la verità sulle intercettazioni che scottano

Panorama dice quel che gli origliatori e i guardoni morbosi e fanatici vogliono, anzi, pretendono, sapere. Dallo stesso Napolitano. Anche Il Fatto Quotidiano e bella discutibile compagnia più o meno cantante, dunque. D’altronde benissimo si sapeva, che niente di che, se non qualche parola in libertà, c’era da apprendere di nuovo da quelle intercettazioni. Non che ci volesse genio ma proprio perché non bisognava essere dei geni per immaginarsi la realtà dei fatti. Pensare che Napo potesse essere coinvolto in robe losche è una di quelle cosette indotte dai mestatori di merda di professione ai quali non par vero trovare adepti e fans che danno loro man forte a suon di “zombi, morti ambulanti, vi seppelliremo” (“linguaggio fascista”? oh sìììì! ) sulle loro rispettabili bacheche (fessbùk in specie).

Egregi opinionisti e variegati e vari leader che pensano alla politica come agli spalti di uno stadio con tanto di arbitro cornuto, figlio di puttana, devi morireeeee. Pensano che col vecchio Berlu si siano usati normalissimi metodi di normalissima lotta politica. Totalmente FALSO. L’anomalia che (esso, B.)  rappresentava ( dove formalmente si rispettavano tutti i canoni della democrazia mentre nella sostanza erano tutti falsati: il proprietario di un impero mediatico non si poteva MAI considerare un normale contendente tra pari… ma va? ) da sola benissimo spiega i motivi per cui si siano usati GIUSTIFICABILISSIMI metodi più che spicci e (altrimenti, vista la premessa sopra) discutibili. Che per il motivo lo si sia fatto con lui, secondo la normale prassi degli ESTREMI RIMEDI da opporre ai mali estremi, intercettandolo, pedinandolo e braccandolo senza tregua fino a trovarlo clamorosamente in castagna e farlo ignominiosamente ruzzolare come ben si meritava e come ormai i superiori interessi dello Stato esigevano, non è lo stesso per cui lo si possa fare con chiunque. Che la straordinarietà è stata tale (e tale ritornerebbe con l’eventuale e deprecabile ritorno sulla scena dell’innominabile mister B.) fino a che è stata pensata ed applicata”AD PERSONAM” e che per il resto è semplicemente AUSPICABILE un quieto e rasserenato ritorno alla NORMALITÀ.

Ecco.

Conti bislacchi… per tacer di principi

« La casa che produce più di quanto consuma»

[Non senza non tener conto che  «Da oggi siamo in Overshoot: le risorse della terra sono finite»]

E giù critiche e conti della serva e voli pindarici e scrutazioni microscopiche sulle eventuali sostenibilità e sugli ammortamenti e sopraccigli alzati e bocche storte a iosa e…

Ecco, costerà certamente una fraccata di bessi ( schei, baiocchi, piccioli, ,dané, sold, terrise, lilleri, palanche, piòc etc etc ) eppure c’è gente che spende con una invidiabile tranquillità 40.000 euro (per stare sul medio, non esagerato) per un’auto che, ad altissimo costo, (assicurazione, bollo, benzina, guasti, manutenzioni varie, contravvenzioni, ecc) non produce che velocità e gas di scarico e qualche volta morte…

No, solo per dire si possono discutere i costi di una casa a totale autonomia energetica ma si passa tranquillamente, (non ce ne accorgiamo proprio) oltre davanti a simili altre evidenze… È una specie di rivoluzione culturale che deve partire dalla zucca di ciascuno di noi…

eh beh

Ventanni oggi

19 Luglio. Basta e avanza. Per sempre basterà ed avanzerà. Quel pomeriggio lo si apprese da un volantino distribuito nei pressi di una Festa de l’Unità. Faceva caldo. Probabilmente in TV non vi era nulla d’interessante di sport da seguire. Probabilmente non davano il Tour in diretta. Probabilmente avevamo altre beghe o noie o gatte da pelare. La prima sensazione fu di panico: un simile sconquasso appena un mese e mezzo da “Capaci” significava sfida aperta,  una tronfia esibizione di straordinaria potenza, una aperta manifestazione di totale impunità. Succederà lo stesso un anno dopo in occasione degli attentati in simultanea e delle stragi concertate. Con l’attentato a Borsellino si ebbe chiara la sensazione (giustificata o meno) che non si trattava solo di organizzazioni malavitose che sfidavano lo Stato per ottenerne conseguenti comportamenti.  Si percepì un’atmosfera. Una percezione che si andò perfezionando con il completamento delle indagini di mani pulite e successivamente, come detto, con le stragi del 93, coi suicidi eccellenti, con la sensazione di sbandamento e non solo di uno stato di rotta di uno Stato, ma dell’avvitamento in una spirale senza fine di una intera nazione. Quello che avvenne poi… gioiose macchine da guerra, discese in campo, prese del potere… beh ognuno ne trarrà quel che gli parrà.

Ora? Ora nulla e tutto. Come allora, sull’orlo di un baratro, prima esistenzialmente collettivo che economico. Senza nulla aggiungere che… sensazioni, appunto.

Oppure un disegno sconnesso. Forse dei puntini da congiungere. Forse arrivando alle conclusioni sbagliate. Come sempre.
Da qui – “Borsellino scoppiò a piangere e ci disse: ‘Un amico mi ha tradito’”

A qui  – Chi era l’uomo dell’ Agenda Rossa?

A qui – La portiera chiusa dell’auto di Paolo Borsellino

A qui – Agenda rossa: tutte le verità occultate

Senza sapere se quello che ne viene ci porta a qualcosa di specifico e di razionalmente spiegabile…

Così…

Si farà la guerra marcondirondera???

Da Corriere della Sera.i t- Di Paola: i supercaccia non si toccano. Tuteliamo investimenti e 10 mila posti

Magari un parco EOLICO o FOTOVOLTAICO di pari valore produrrebbe maggiori e MIGLIORI posti di lavoro. E sarebbe meglio e prima AMMORTIZZATO. Se mai un cacciabombardiere o una portaerei possano mai essere in un qualche modo ammortizzati se non bombardando e trasportando truppe e cacciabombardieri esclusivamente atti a bombardare. E sarebbe strategicamente provvidenziale e vantaggioso: ridurrebbe di gran lunga la nostra dipendenza da altre fonti importate ad alto costo. E toglierebbe argomenti (peraltro ragionevoli) circa la ancora bassa produttività di tali fonti energetiche: in sostituzione di sistemi d’arma, tutto (TUTTO) assume la invidiabile caratteristica di ineguagliabile CONVENIENZA, vista la evidente TOTALE mancanza di produttività di strumenti di morte e in assenza di REALI minacce da parte di Stati avversi…

È palese che siamo, irresponsabilmente, dei poveri MATTI.

Guerre moderne

Da La Repubblica.it- Monti: “Iniziato duro percorso di guerra”

Se ci addestriamo a percorsi di guerra siamo in guerra. Stante che l’ECONOMIA è diventata, non da ora, la continuazione della GUERRA con altri mezzi  ed invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia… E, se non si fosse capito, i nemici degli Stati Nazionali e della Politica ( e dunque della Democrazia) stanno comodamente seduti in CdA di grandi gruppi d’investimenti e nelle agenzie di rating e nelle banche d’affari sparse per il mondo. Usano armi non convenzionali e fuori da ogni convenzione di GUERRA. Con qualche click da qualche computer muovono immense masse di denaro al solo scopo di trarne un qualche miserevole profitto da distribuire anche alle loro inconsapevoli vittime, non curandosi se con tali comportamenti arrivano a ridurre alla fame interi Paesi (per non dire di continenti o mondo). Ergo, se si è in guerra e a nulla valgono quelle ridicole cose stipate negli arsenali ( tank o cacciabombardieri o ridicole portaerei o gas nervini o bombe ai neutrini e via così, figurarsi) ma l’accatastamento (virtuale, solo virtuale, addirittura) di quelle immense riserve monetarie, forse sarebbe il caso di ricorrere agli antichi sistemi. Antichi, tanto tanto. Qualche cecchino appostato su un qualche palazzo nelle adiacenze del consueto percorso di un qualche CEO o AD  o Presidente di qualche fondo d’investimento, di qualche banchiere d’affari, di un qualche autorevole rappresentante di agenzia di rating.

Uno sparo di lontano. O anche tritolo debitamente fatto brillare nel giusto momento. Provvedendo di agire per accollare (ma lasciando pur galleggiare qualche im_probabile sospetto, ovviamente) la colpa a qualche gruppo di anarchici o di fanatici islamisti… beh.

Cose di Stato. Difesa dello Stato da chi ne minaccia i vitali interessi. Nel nome dei diritti del suo popolo…

Cose così, insomma… Se è (come è) GUERRA…

A volte (si fa per dire) i mai andati ritornano.

Da l’Unità.it – Berlusconi (ri)scende in campo. Panico e incertezza tra i pidiellini.

Non siamo alla tragica comicità del mai troppo rimpianto “Cuore”: « Scatta l’ora legale, panico tra i socialisti»; siamo alla letterale FINEDELMONDO… Un novello Erostrato, probabilmente, che per dare un senso alla sua POVERA esistenza non si fa scrupolo di provare ad incendiare il MONDO. Anche se… Se non altro, in questo caso,  la controparte (complicato chiamarla sinistra o centrosinistra, ma qualunque cosa sia, avrà la dignità d’essere l’opposto della tragica e ridicola ignobiltà che si (ri)trova contro), risparmierà su pubblicità e comunicazione: basterà prendere gli spot del cavaliere puttaniere e riproporli pari pari senza nessuna aggiunta. Se il popolo non è poi quel gran coglione che pure s’è sempre dimostrato, almeno stavolta, almeno dopo l’evidenza dell’avvenuto disastro dopo le cure di tanto rovinoso ometto… Beh, dovrebbe essere una passeggiata…

Dovrebbe…

😦

Opinionisti per caso…

Da Corriere della Sera.it- «Le crisi parallele di PDL e PD.  L’amalgama inesistente» di Angelo Panebianco

Il fatto che gli esimi opinionisti (establishment, mica passanti per caso) alzino schifati il sopracciglio tirandosene fuori dal FALLIMENTO (etico, culturale, sociale, economico e chi più ne ha…) di un Paese, sta implicitamente ad indicare le ovvie ragioni di quello stesso fallimento…

Ognuno a tirarsene fuori, appunto. Spesso i più responsabili, appunto. Classe dirigente tutta, appunto, che accerta ed appura e lo palesa il proprio fallimento, appunto.

Senza pudore.

La prevalenza dell’irrilevanza

Da l’Unità.it – Mills, il giudice arriva tardi. Berlusconi ancora prescritto

O del niente che ci perseguita e che pur volentieri induce a rilassata atarassia. Rispetto a quel che è stato (e Stato, ben purtroppo) e che non è più e mai più non sarà. Con le evidenze del caso. Non solo giudiziario. Il Giudizio all’insegna del “Senza Giudizio”. Nel senso del poco intelletto e delle casuali azzeccagarbugliesche prescrizioni. Sì, vabbè.

Compresa l’indecenza endemica dei due giornali (Libero e Il Giornale, con molto rispetto parlando) appaiati (come coglioni, naturaliter)  che all’unisono (e tanto o poco basterebbe a sottolineare la infima caduta nel ridicolo di ogni sentore o parvenza di italianità nel mondo, beh) titolano, da servi al servizio del loro ideologico o proprietario padrone: Berlusconi – PM: 25 a 0

Compreso un liberatorio e finale CHISSENEFREGA che ne sottolinei l’avvenuta irrilevanza di quel lontano ricordo di quel ridicolo ometto che fu. E il silenzio tombale che ne consegue da parte della gente normale di questo esausto Paese…

A, definitivamente, seppellirlo quel triste cadavere in forma di manichino.

Consegnandolo da ora e per sempre al, malinconico quanto indefinito, ignoto del nostro scontento.

Berlusconi chi ?

Di morte cose: speranze di diffusa Civiltà, comprese.

Da La Repubblica.it – Draghi: “Il modello sociale europeo è superato servono liberalizzazioni e riforma del lavoro”

« Suona come un’orazione funebre l’intervista di Mario Draghi al Wall Street Journal. Il funerale è quello del modello sociale europeo, che il governatore della Bce definisce “ormai morto”»

Vien di chiedersi da quale mefitico respiro insufflato in quale futuro trovino inspirazione (sic) e, conseguentemente ispirati, parlino e straparlino questi freddi gelidi forse già morti (loro sì) tecnocrati. Se se ne rendano conto, se il sospetto venga pur loro, di essere ormai approdati ad un ineludibile OLTRE rispetto ai luoghi e ai tempi di un CAPITALISMO, ormai ben più marcio che semplicemente maturo?

E se pure si sta in un mondo dove viene più facile insistere a continuare a procedere per vecchi vecchissimi desueti schemi da parte delle classi dirigenziali spesso stupidamente (ma queste sono scontatissime cose) elette dalle moltitudini che ne verranno, da questo disastro, inevitabilmente travolte, piuttosto che pensare all’unica sensata soluzione che ha a che fare con teorie e prassi con una forma di SOCIALISMO ove si preveda una banalissima REDISTRIBUZIONE delle risorse ben disponibili, del poco LAVORO, dei benefici e dei risparmi offerti dai progressi tecnologici (come pensò, più avanti di questi tristi mostri rivolti ad un ignobile passato, il buon caro vecchio barbone dell’800, tale MARX KARL) del tanto tempo che ne rimane da questo, altrimenti, progresso scorsoio. Tanto difficile capire l’avvenuta sostanziale nocività allo stesso SISTEMA dell’accumulazione capitalistica in una economia totalmente finanziarizzata? Enormi ricchezze che nelle mani di pochi diventano meri strumenti di mero potere non direttamente spendibili se non verso investimenti a carattere esclusivamente speculativo. Risorse sottratte all’economia dei beni e servizi ed affidate alla follia del denaro creato dal denaro. Ad libitum. La finzione e l’azzardo e le scommesse elevati a misura della vita delle persone. Il valore dato dal movimento delle cose e non dalle cose stesse. Le regolazioni e le disposizioni e i controlli parametrati sulla visione folle ed idiota di una ideologia il cui unico scopo sarà divorare sé stessa. Dove ogni altra via di produzione e commerci che persegua le strade fin qui stancamente percorse non solo rivela la sua assoluta inadeguatezza risolvere i banali problemi del quotidiano vivere ma presa da un viluppo di mortifera contorsione e…

e… niente…

Ove mai non si capisse non basta che poi l’idiozia si esprima alla sua massima potenza con decisioni ed investimenti che solo nell’ambito di un cretinismo criminale possono trovare razionale spiegazione:

10 miliardi di cacciabombardieri

E li chiamano tagli…

Che altro?

Può il Potere, potere?

Da LA STAMPA.it- Buongiorno: trova le differenze. di Massimo Gramellini

Non solo, ovviamente le differenze. Anche la furba continuità. Di un’entità che si muove nell’ombra. Che si genera e si riproduce per auto-poiesi. POTERE, lo si suole  – e si vuole – così chiamare. Che non è  (pure scritto così, come si deve) espressione di mitiche trame e supposti complotti. È semplicemente l’evidenza della VITA che, normalmente e in ogni ambito, si impone. Tra geni egoisti e  primordiale pulsione di dar loro (o di procurarsi ,da loro, comunque) continuità e discendenza. Uniti in un equanime spirit of Time, ma dai? Dell’uno ( il primo e ridicolo e patetico e buffone e giustamente reietto e vilipeso presso la comunità internazionale) e dell’altro (il secondo, sorretto da ben altra presentabile ed autorevole forma ma sostanzialmente, se pur diversamente, spinto a quella stessa patetica esigenza di dare un senso ad una comunque patetica – in quanto universalmente , penosa –  esistenza, un senso, un qualsivoglia motivo ed esserci e ad insistere a farlo). Legittimamente per l’uno e per l’altro e per tutti noi piccoli uomini sotto questo imponente e annichilente universo, con le conseguenze logiche e filosofiche che ne discendono da cui trarne solite amare e pur illuminanti conclusioni circa il senso del nostro vano e pur mai vano esistere… Tra farsa e tragedia. Da – per tenersi sull’alto- Shakespeare arrivando a Totò… Dove tutto è compreso. Incomprensibile, compreso.

Senza, peraltro, nemmeno dimenticare che l’oltraggio di ieri e l’omaggio di oggi sempre a quella entità sono ugualmente e spietatamente ispirati: la formula del giudizio (concessione benevola o intimativo richiamo essa sia) stabilisce infatti una gerarchia (al primo che offre il caffè o il drink o – un tempo – la sigaretta… spetta la primazia non tanto della generosità quanto quella dell’ambizione ) di POTERE…
Tutto già visto, tank you.

Paradossiamo? Per dire…

Da La Repubblica.it – Monta la protesta contro i caccia F35 “Costano troppo, il governo non li compri”
O, almeno, ci si provi a farne un uso corretto. O almeno congruo. Provando, per dire, a spostare il tema delle internazionali dispute, su argomenti altri rispetto alla pervasiva ed invasiva “speculazione finanziaria internazionale”. Individuando, per dire, sedi, centrali e succursali, siti, dimore proprie dei “veri nemici della Nazione“. E di conseguenza agire. Secondo ottocenteschi (e precedenti e successivi, anche) metodi. Invadendo, bombardando, radendo al suolo, forzando. Secondo logica di pura legittima difesa. Portando l’inferno (oh sì) in ameni “Paradisi Fiscali”. Sempre per dire. Sempre pasticciando in esercizi di stile. Riportando a valori primigeni le ragioni conflittuali e traendone le relative ineludibili conseguenze. Ragioni (ferree) di Stato. Ristabilendo le antiche opzioni proprie degli Stati Moderni e affidandosi alla Potenza primordiale, prima “Ragione Sociale” dello Stato. Consegnando agli eserciti degli Stati il Monopolio della Forza di antica tradizione. Giungendo perfino a minacciare il tronfio Occidente, che tanta parte pur ha nel tentativo di affondare questo pur ignobile Paese, secondo le regole di un qualsivoglia manuale sull’Arte della Guerra, bizzarre alleanze, per dire, con la Corea del Nord, per dire, o con l’Iran… e via così…
Insomma, paradossando…
Ma anche no.

Sostiene Tartufo

041010052640_0Chernobyl-7Da Corriere della Sera.it-  Le generazioni prive di difesa di Maurizio Ferrera

Mistificando. Falsificando. Manipolando. Parole. Convenzioni. Dati. Come si è sempre fatto coi bambini scomodando babau e uomonero e orchi e lupi e selve oscure. Come da sempre si fa col popolo bambino ricorrendo a circonlocuzioni, perifrasi, arzigogoli per fargli ingoiare ogni tipo di rospo. Per infilargli, ove si voglia, con la maggior naturalezza e disinvolta eleganza ogni tipo di supposta. SOSTENIBILITÀ è stavolta la parola magica. Magari a volte ri_mediata in COMPATIBILITÀ. Oh sì. Piccoli fremiti quantistici ad indicare il vuoto annichilente che si esprime. Celiando. Un po’ per noia un po’ per non morir? Macché. Per far morire. Sostenendo la SOSTENIBILITÀ là dove crolla la minima umana LOGICA. Riuscendo a far intendere e a rendere sostenibile l’insostenibile e l’incompatibile. Facendo credere che i vantaggi (?) generazionali (?) degli uni (che si chiamano banalmente DIRITTI – nel senso di diritti acquisiti, come quelli generici dell’uomo a suo tempo sanciti da autorevoli civilissimi consessi )  sono in realtà PRIVILEGI scaricati e fatti pagare alle successive generazioni. Come si potrebbe altresì affermare che l’aria che le vecchie generazioni inalano e assimilano, restituendone dall’ossigeno prelevato del mefitico CO2, è aria egoisticamente e cinicamente sottratta a figli, nipoti, bisnipoti, pronipoti e via. Come si potrebbe sostenere (oh, SOSTENIBILITÀ) che le cure cui il vecchio (70enne minimo, ché appena ieri era un giovane virgulto ben idoneo a svolgere nel pieno delle sue possibilità qualsivoglia mansione) ricorre per il suo maledetto cancro sono risorse sottratte alla possibilità che figli e nipoti e bisnipoti e pronipoti e via, possano domani adeguatamente curarsi… I famosi privilegi, insomma, di quegli edili, metallurgici, infermieri, addetti alla catena, etc, tutti settantenni. Tutti con delle esosissime pensioni intorno ai 1000 euro… ma tu vedi. I famosi privilegi che le stesse attuali “giovani generazioni”accumuleranno nel percorso della loro fulgida carriera fatta di precariato, saltuarietà, contributi non versati e che condurrà loro, passati i 70anni (passati!), ad un assegno di pensione ben al di sotto di una qualsivoglia minima soglia di sopravvivenza, tiè.

Così. I famosi PRIVILEGI dei pezzenti di turno. All’infinito. Giocando sulle ragioni degli uni e contrapponendole fantasticamente a quelle degli altri. Sostituendo ai conflitti tra classi e/o comunque tra disparità economiche i conflitti (miserabili) tra generazioni. Onde non affrontare il banalissimo problema della stringente ineludibile necessità di una EQUA REDISTRIBUZIONE di RICCHEZZE, RISORSE, REDDITI, LAVORO, TEMPO LIBERATO. Senza la quale il SISTEMA idiota folle e catastrofico dato e indiscusso dalle preziose menti della nostra ineffabile intellettualità, eludendo le fondative domande sulla sua intrinseca logica e congruità, continuerà a mistificare, falsificare, manipolare.

Ingannando, distorcendo, imbrogliando.

Fino al totale collasso civile ed economico.

Comico, vero?

Monti e morti

Da La Repubblica.it- Polemiche sul premier a Porta a Porta

Affidarsi a quella specie di Uriah Heep della nostra triste conformistica antropologia  non è esattamente quello che si aspettava dalla sobrietà del  “nuovo stile” del tecnocrate Monti. Se è lo stesso Vespa che tenne bordone a uno sconcio spettacolo del solito tizio in un post-terremoto (tra l’altro facendo oscurare il dirimpettaio Ballarò, sconcio su sconcio) in un trionfo di quadri alle pareti, di tv al plasma, di frigoriferi spalancati con tanto di spumanti regolarmente italiani e via così…? Se è lo stesso Vespa, non c’è nessuna, ma proprio nessuna ragione che giustifichi il tristissimo di andare in quel tristissimo tempio di precedenti tristissimi riti e sconci. Pena (in tutti i sensi), l’andare e il sedersi e il sottoporsi alle melliflue servitudini del mellifluo servo (a prescindere) maitresse il triste conformarsi del “nuovo stile” ad un ripugnante già troppo subito vecchissimo stile.

Ci dimostreremmo, al dunque, totalmente assuefatti al Basso (e botulinizzato ed asfaltato ecc)  Impero per non immaginarci altro che quello in ogni sua (se pur pateticamente aggiornata) forma? Nessun altro luogo? E non ci si richiama ad altri talk show d’altri canali ai quali altri diversi da Vespa potrebbero (con qualche scema forzatura, si ammetta) imputare medesima ed opposta parzialità. Macché. A non immaginarsi una normalissima conferenza (pare se se ne faccia una tutti gli anni prima delle feste e pare sia tradizionalmente abbastanza seguita) dove un capo ufficio stampa, o chi per lui, chiama i rappresentanti delle maggiori testate italiane ed estere che fanno regolari e civilissime domande.

Ammettiamolo: siamo irrimediabilmente malati.

Forse già morti.

68? Vada per 68

Da Il Giornale.it- Riforma Pensioni, Fornero apre ai sindacati -L’Inps avvisa: “Via dal lavoro troppo presto”

Dove il « troppo presto » sta a sottintendere si possa arrivare presto e ragionevolmente (?), alla media dell’andata a riposo, sostanzialmente per TUTTI, sui 67/68 anni.

Pietro Ichino ed Elsa Fornero hanno rispettivamente 62 anni 63. Giovanissimi, dunque. Anche per, oltre quello che fanno attualmente, espletare ovviamente  altri più o meno gravosi incarichi. E, come si vedrà, con una certa qual solerzia e celerità ed energia e prontezza… Insomma, loro o chi per loro 😉

Ora: ci si augura ferventemente che a tutti (ma proprio tutti) quelli che in queste ore premono per fare andare la gente  in pensione a 67/68 anni, appunto, venga un coccolone di varia gravità (compresa una micidiale mossa di corpo, tiè) mentre camminano per le vie di una città. Che vengano soccorsi da una coppia di passanti di 67/68  anni. Che chiamata l’ambulanza risponda al centralino un 67/68 enne. Che la stessa Ambulanza sia guidata da un 67/68 enne. Che l’infermiere e il portantino siano due 67/68 enni. Che intervenga un rianimatore (massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca) di 67/68  anni. Che poi siano accuditi, curati e smerdati da infermieri/e e/o ausiliari/e rigorosamente 67/68 enni.

Ora: ci si augura che nel malaugurato caso bruci loro la casa intervenga all’uopo un’allegra combriccola di 67/68enni in forma di squadra di aitanti vigili del fuoco.

Ora: altrettanto ci si augura che nel caso di un malaugurato scippo (et/aut similia)  a prontamente intervenire ad inseguire il delinquente provvedano agenti di polizia… 67/68enni, ovviamente.

E così via…

Così… per un minimo senso di giustizia. E anche per farsi quattro (in)sane risate alla faccia loro.

Ichino e Fornero, compresi, va da sé.

Dovunque siamo diretti… è all’inferno che si va

Marylin SilverstoneDa La Repubblica (tramite Rassegna Stampa MEF): Basta operai. Soltanto robot nella fabbrica cinese

Il fatto che quella che dovrebbe essere, in un mondo appena appena toccato dal minimo di razionalità possibile, una buona OTTIMA NOTIZIA (gli operai sostituiti dai robot: liberazione degli uomini da lavoro manuale, abbattimento dei costi, tempo libero, maggior benessere da REDISTRIBUIRE… Wow!) diventa un PROBLEMA di disoccupazione e conseguente maggiore POVERTÀ, non è che l’ennesima dimostrazione che il SISTEMA (capitalistico? oh sì) è intrinsecamente IDIOTA oltre che MARCIO.

Eggià

I buoi, scappati dalle stalle, che danno dei cornuti agli asini

Da IL FOGLIO.it – Il governo del preside, il consiglio di facoltà

Non è che non sia vero quello che generosamente afferma il solito Ferrara (sempre come Giuliano inteso, ormai è un vezzo). È che è quello che avviene prima che normalmente (sic) determina quello che avviene poi. E, normalmente (re-sic), le cose affondano (per riemergerne sotto altra forma ma identica sostanza) nelle proprie inderogabili indefettibili ragioni. Ergo, difficile sfuggire, per logica banale, alla banale logica. Ergo, diventa complicato discettare di democrazia dall’alto scranno di una inestricabile fusione di diversi, tutti uguali, poteri riconducibili ad un unico POTERE e funzionali a quell’unico POTERE troppo (re-re-sic) personale.

Economico (ricorda qualche cosa?). Mediatico. Politico.

Di che cazzo di DEMOCRAZIA si sta parlando?

Di quella del Caudillo?

…fino alla fine del mondo

Da Il Salvagente.it – Spread a 546, anche la Francia sotto attacco. Il rendimento dei Bpt è arrivato al 7,3. Male anche i titoli della Spagna.

Quando tutto sarà andato a catafascio (Italia, Europa, forse mondo) sarà un imperativo per gli espertoni provare a dimostrare chi è che ci vince (e cosa) quando tutti perdono. E se quello che risulta è che generalmente si starà peggio di quello che si stava prima (risparmiatori – a nome dei quali operano i grandi gruppi finanziari e speculatori – compresi ) non sarà ancora una volta dimostrato che, comunque sia, è il SISTEMA ad essere intrinsecamente IDIOTA?

E CRIMINALE anche.

Quello che acCade

Da LA STAMPA.i t- Borse in calo, Piazza Affari crolla – Spread record, interviene la Bce – La Marcegaglia: Paese sul baratro

Sul o nel baratro? Cambia? Cambia che si sia cominciato con « L’Italia è il Paese che amo» e si termini con « questo paese di merda » ? Che dopo che si siano usate parole per definire metaforicamente un clima, sia in un “clima” che più reale non si potrebbe? Dove la “macchina del fango” diviene lo stigma di un sincronico decadimento che malamente si parte (2001) da un morto in piazza di fuoco a Genova e a Genova finisce sotto il diluvio? Segni? Il solito dio junghiano? Che il promesso miracolo dell’ennesimo Cavaliere, uomo della Provvidenza, si riveli nel totale fallimento di un Paese? Che via via seguendo tracce e parole e sensi… appena guardando quello che il senso e le parole e le tracce ineludibilmente si trascinano. Nel dove e nel quando e finanche nel come. Qui. Senza scampo. Davanti alla (addirittura, a volte ancora giocosa, in un dramma infinito) propria immensa tragica immensamente reiterata stupidità.

Di un popolo.

Lo_Renzi poco magnifici

Da LA STAMPA.it -Renzi e la squadra di giovani che vuole governare l’Italia

Di furbe scorciatoie e del solito codazzo d’intellettuali col ciuffo che, ognuno pensandosi il miglior fico del bigoncio, quello a cui, alla fine, gli altri dovranno per forza far riferimento, si mettono in cerchio attorno ad una fatua fiammella e celebrano il sacro rito della (ri)creazione. Compagni di merende in ultima sostanza. Variegati ed assortiti. Qualcuno (Luigi Zingales) dichiarandosi apertamente di orientamento destrorso. Qualcuno che magari, chiamandosi Mondadori (Martina, proprio di quelli) invocherà un ritorno alla meritocrazia. Altri (l’estensore materiale dei famosi centofiori, da un pc, tra l’altro, neanche da un mac, falsi e finti finanche nella loro sbandierata militanza nell’imperante, da quelle bande, fighettume) produttore di TV (è di Giorgio Gori  che si parla) di una abbastanza indecenza (l’Isola Dei Famosi, per dirne una), che magari si richiamerà alla bellezza che salverà il mondo (aspettavamo giusto voi a citarci Dostoevskij. E perché non Simona Ventura?).  Ed ovviamente non è certo mancato lo scrittore (Alessandro Baricco) che finalmente ha modo di urlare la sua sdegnata irritazione per la deriva conservatrice della Sinistra tutta. Concependo la modernità, Loro, come un asservimento conformistico allo Spirito del Tempo. Quella formula nuovissima che vede nella sana competizione tra le diverse miserabili disperazioni la chiave per ritrovarsi in un quanto mai luminoso Futuro. Quel sottile distinguo tra eguaglianza ed egualitarismo (mai sentito?) che è sempre il primo maleodorante alibi di chi anela ad un ritorno di classi definite e l’ultimo trito ricorso alla scaduta moneta di un becero qualunquismo che dalla Vandea si evoca  per invocare il ritorno dall’esilio di baroni e principesse e regine e re.

Insomma, cose così. Per tacere del bamboccio ventriloquo ( ché a parlare veramente è l’accozzaglia di stereotipi e gran luoghi comuni, finemente e con gran verve, pronunciati in un comprensibile e gradevole toscano) gran protagonista. Rubacchiati in egual misura al dipietrismo, al grillismo, al leghismo meno indecente, al più trito berlusconismo furbo e loffio. Il colpo di genio di quel che pensandosi un Blair in sedicesimo (per quanto il Blair, orrendo si sia, alla lunga largamente rivelato, bleah) non è che un Cameron seduto dalla parte sbagliata. E, il già peregrino pellegrino di Arcore, alza il dito minaccioso, e scaglia reprimende ed anatemi in nome della sola sua presunta giovane e fresca bella faccia.

Come se fosse indifferente che a succedere al nostrano Vladimir Putin fosse il solito Dmitrij Medvedev.

Come se il ricambio generazionale dovesse compiersi tra un imbarazzante manichino (la cara salma) in forma di pifferaio magico e un giovane virgulto altro ( ugualmente vuoto di pensiero- ugualmente pieno di boriosa supponenza) abile pifferaio magico.

Ci risparmieremmo i sussurri circa l’uso di pompette e altri marchingegni, certo, ma…

E andiamo….

… e allora si farebbe un girotondo…

Da La Repubblica.it- Il Vaticano lancia le sue proposte “Serve nuova autorità finanziaria mondiale”

Arrivano. Con colpevole ed imbarazzante ritardo ed alla spicciolata ma, obtorto collo, arrivano. Senza smentirsi più di tanto. Provando a balbettare qualcosa di sensato dopo aver nei secoli rincorso ogni forma di pensiero dominante. Tra timidi tentativi di serie analisi della realtà e vergognosi accomodamenti col Potere e col potente di turno. Plutocrati compresi. Ora si accodano senza gli opportuni anatemi che farebbero del loro sdegno qualcosa di più serio di quella che altro non è che – in verità vi dico – una modesta e rituale presa di posizione. Pluff.

E cominciare a rendersi conto che stiamo assistendo ad un salto di CIVILTÀ? Che quello che è talmente evidente – che a non vederlo ci si rivela inevitabilmente oltre che criminali anche criminalmente ed irrimediabilmente stupidi – è che è il sistema CAPITALISMO che è arrivato ad un suo, pur previsto, capolinea. Oltre il quale o si procede per somma di libertà e civiltà oppure si recede ad un mondo governato dalla bruta forza e da vetustissimi squilibri tra diverse disperazioni sempre più pronte alle diverse devastanti deflagrazioni. Lo spadone dei barbari contro le raffinate coltissime debosce della tarda romanità. Per dire. In un mondo globalizzato, per dire. Nel tempo ad attrezzarsi ai più vari e deleteri sconquassi, per dire.

E dunque? O continuare a trasformare gli oggettivi BENEFICI che indubbiamente le innovazioni tecnologiche apportano all’umanità liberandola da fatiche e da lavoro, in PROBLEMI secondo un usato stupido assodato e supinamente accettato, ottocentesco stereotipo OPPURE si comincia a dare un senso ALTRO alla economia cominciando a REDISTRIBUIRE,  più per motivi di spicciola ragionevolezza che di edificante equanimità, PATRIMONI, RISORSE, REDDITI e LAVORO.

Se si ha paura dei termini non li si chiamino piccoli necessari inevitabili “elementi di comunismo”. E neppure di socialismo se l’evocazione turba più di un sonno di più di un qualche scemo.

Li si vedano come piccole iniezioni di UMANA e CIVILE convivenza. Senza le quali… O socialismo o barbarie si diceva? Ecco.

Naturalmente son solo cose che qualche isolato cretino si permette di scrivere su un ridicolo blog e niente più. Ed è ovvio che l’umanità ragionante e responsabile e proiettata in un futuro fatto di realtà e privato delle fantasiose utopie costruite su inattuabili considerazioni, si darà ad una ESIGENZA di CRESCITA INFINITA e…

Bummm?

Se piangi se ridi (Solo in Festi-val…).

Da IL FOGLIO.it- Quella inutile lezione della Merkel e di Sarkozy

Fa quasi tenerezza la pervicace patetica insistenza del buon Ferrara a, puntigliosamente ( per sua personale – di Ferrara, Giuliano, non  la città – vanitas più che per stima o affetto o chissà cos’altro ), incitare il suo triste eroe ad un moto di riscatto risolutore e a difenderlo da un suo (di Ferrara, Giuliano, non la città) altro, già trapassato idoletto. È un vezzo e un vizio insito nell’intima natura di questo grosso italico intellettuale quello di abbracciare e di pugnalare alla schiena con pari libidine ogni forma di causa persa  (e a volte indecente) e averne la gran faccia tosta e la azzeccagarbugliesca dialettica di vantarsene senza mai provarne un filino di vergogna. Maestro e gran trascinatore, in questo, occorre ammetterlo, e iniziatore di un diffusissimo stronzissimo Pensiero.

Che poi – nel merito – per la verità i due allegri reggenti non è che avrebbero gran motivo di ridere (a parte l’italico pagliaccio). Infatti sia la Merkel che il pari buffone Sarkozy hanno di gran lunga meno possibilità di un FUTURO (politico, s’intende) di quante ne abbia il ciarlatano nostro plutocrate. Purtroppo per noi. Ma che come POPOLO ce lo meritiamo tutto. I francesi e i tedeschi per molto meno difficilmente rieleggeranno i loro attuali governanti. Noi no. Una adeguata campagna pubblicitaria e come niente ce lo ritroviamo per un altro triste lustro. Salvo sodomizzarlo con un bastone… POI. Solo poi, bestialmente e vilmente poi, come hanno fatto i servi libici ribelli col loro, già venerato, conducator.

La pace sia con noi.