Detti e contr_addetti)

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È vero, la bruta umanità fa decisamente schifo. Lo fa talmente da non potere, nell’osservarla con l’attenzione e la dedizione che si merita ogni schifo, non sentire per essa un moto di compassionevole… umanità.

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Affiancandosi alla noia dei giorni degli altri. Tutti perduti.

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Il dolore degli altri è la consolazione dei miserabili.

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Troppa vanità per invidiare alcuno, troppa auto-disistima per pensare d’essere invidiato da chicchessia.

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Non fiori. Non di plastica, almeno. Che, tanto, gli intenti s’infrangono nei temporanei momenti.

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Corrisponde alla inconsistenza dell’essere, l’ossessiva e patetica apparenza dell’esserci.

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La comicità, anche quella più spietata e crudele, tale continua ad essere al di là di ogni giudizio di ordine morale ed etico, perché risponde a meccaniche psicologiche e tecniche non riconducibili alla banale condivisa e convenzionale RAGIONE. Secondo soggettivissimi canoni, ovviamente, poi, si ride.
O, se toccati ed offesi  o anche inorriditi da quella crudeltà, almeno si osserva non neutra oggettività critica e si riconosce la tecnica  ( ovviamente funzionale a a quei soggettivi canoni di cui sopra) della costruzione arguta di una battuta.

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Quelli del “Tutto bene?”, peggio, del “Tutto okkei?”, quelli del “Prego?”, peggio, dello “Scusa?”. Insopportabili e solo in parte scusabili (veh) perché leggeroni che ignorano il quid di rapporto gerarchico che, consumando formule stereotipate per rapportarsi con gli altri, tendono ad affermare e la ridicola e patetica e vana… VANITAS che ambirebbero esibire.
Su!

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Il problema ( e la peculiarità) dell’arte contemporanea è che a differenza di quella “classica” (che, sgrossando sgrossando, potremmo fare arrivare fino all’informale e alle destrutturazioni varie di stili e forme variamente “comprensibili”) ha sempre bisogno del supporto delle parole, di giustificative “pezze d’appoggio”, di interpretazioni, di studio critico. E ciò vale anche l’arte “classica” ovviamente, ma questa, volendo, si può anche “solamente” e meramente contemplare. Questo non significa negare all’arte contemporanea una sua dignità ed un suo preciso significato all’interno del viaggio dell’umana intelligenza che non vuole e non sa darsi nessun tipo di con_fine. Questo ci dice solo dell’evoluzione del LINGUAGGIO in genere. E della relativa complessità che arriva fino ad una sua affascinante ma irrisolvibile tortuosità. Fino alla negazione della sua prima ragione d’essere: da forma di comunicazione che era, è…

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Quelli che stanno (o pensano di stare) talmente fuori dall’universo mondo da non accorgersi d’esserne dentro fino dal suo big bang

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È dove comincia lo sguardo o comunque si attivano strumenti di “comprensione” che l’odio e il rancore (umanissime patetiche cose) s’iniziano.

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Siccome è assodato non esistere una realtà oggettiva è chiaro che ognuno vive in un mondo a sua precisissima misura.

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 Una cosa che devi spiegare di sicuro non sarà mai capita.

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