Le r(iv)elazioni per_i_colose (e risapute)

Da Panorama.it – Telefonate Napolitano-Mancino, la verità sulle intercettazioni che scottano

Panorama dice quel che gli origliatori e i guardoni morbosi e fanatici vogliono, anzi, pretendono, sapere. Dallo stesso Napolitano. Anche Il Fatto Quotidiano e bella discutibile compagnia più o meno cantante, dunque. D’altronde benissimo si sapeva, che niente di che, se non qualche parola in libertà, c’era da apprendere di nuovo da quelle intercettazioni. Non che ci volesse genio ma proprio perché non bisognava essere dei geni per immaginarsi la realtà dei fatti. Pensare che Napo potesse essere coinvolto in robe losche è una di quelle cosette indotte dai mestatori di merda di professione ai quali non par vero trovare adepti e fans che danno loro man forte a suon di “zombi, morti ambulanti, vi seppelliremo” (“linguaggio fascista”? oh sìììì! ) sulle loro rispettabili bacheche (fessbùk in specie).

Egregi opinionisti e variegati e vari leader che pensano alla politica come agli spalti di uno stadio con tanto di arbitro cornuto, figlio di puttana, devi morireeeee. Pensano che col vecchio Berlu si siano usati normalissimi metodi di normalissima lotta politica. Totalmente FALSO. L’anomalia che (esso, B.)  rappresentava ( dove formalmente si rispettavano tutti i canoni della democrazia mentre nella sostanza erano tutti falsati: il proprietario di un impero mediatico non si poteva MAI considerare un normale contendente tra pari… ma va? ) da sola benissimo spiega i motivi per cui si siano usati GIUSTIFICABILISSIMI metodi più che spicci e (altrimenti, vista la premessa sopra) discutibili. Che per il motivo lo si sia fatto con lui, secondo la normale prassi degli ESTREMI RIMEDI da opporre ai mali estremi, intercettandolo, pedinandolo e braccandolo senza tregua fino a trovarlo clamorosamente in castagna e farlo ignominiosamente ruzzolare come ben si meritava e come ormai i superiori interessi dello Stato esigevano, non è lo stesso per cui lo si possa fare con chiunque. Che la straordinarietà è stata tale (e tale ritornerebbe con l’eventuale e deprecabile ritorno sulla scena dell’innominabile mister B.) fino a che è stata pensata ed applicata”AD PERSONAM” e che per il resto è semplicemente AUSPICABILE un quieto e rasserenato ritorno alla NORMALITÀ.

Ecco.

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Conti bislacchi… per tacer di principi

« La casa che produce più di quanto consuma»

[Non senza non tener conto che  «Da oggi siamo in Overshoot: le risorse della terra sono finite»]

E giù critiche e conti della serva e voli pindarici e scrutazioni microscopiche sulle eventuali sostenibilità e sugli ammortamenti e sopraccigli alzati e bocche storte a iosa e…

Ecco, costerà certamente una fraccata di bessi ( schei, baiocchi, piccioli, ,dané, sold, terrise, lilleri, palanche, piòc etc etc ) eppure c’è gente che spende con una invidiabile tranquillità 40.000 euro (per stare sul medio, non esagerato) per un’auto che, ad altissimo costo, (assicurazione, bollo, benzina, guasti, manutenzioni varie, contravvenzioni, ecc) non produce che velocità e gas di scarico e qualche volta morte…

No, solo per dire si possono discutere i costi di una casa a totale autonomia energetica ma si passa tranquillamente, (non ce ne accorgiamo proprio) oltre davanti a simili altre evidenze… È una specie di rivoluzione culturale che deve partire dalla zucca di ciascuno di noi…

eh beh

Te_dio est_ivo

Fino in fondo. Al fondo. Tornando sui soliti passi. Orme. Giro del mondo. Dell’isola del naufragato. Il giro dell’isolato. Al fondo. Fino in fondo: un proposito, un fine (e una fine), una libidinosa promessa, una sconcia preghiera, un patto stabilito, una visione orografica, un limite (ma forse illimitato) temporale, un indefinito obbiettivo, un convergenza di intenti… Tutto, come sempre. Racchiuso nel ventre di una sacra ma poco immacolata (colata, piuttosto) concezione. Pensieri incolti. Rivoli di sudore. Noia e fatica. Ansimando e cercando… un altro Egitto. Sono quelle le riconosciute connessioni. Le infiltrazioni delle parole nella molteplicità del senso che ambiamo cogliere tra solitudine e dolore. Chiusi da un’unica mai rimarginata ferita intorno a quel pudico plurale che fa ri_ ferimento ad un unico consapevole cretino. Scrivente senza riconosciuta patria autorevolezza… scivolando in maternale materialità… mater materna… fino a quella incantata fraterna città. Ti ho qua, invisibile dolce memoria. Occhi socchiusi a respirare una brezza. Ti ho qui. In questa dannata calmata temperie fatta di ripide puntute armonie. S_con_fitta è quel segno. Circondato dagli ipocriti assedianti del perdono. Ognuno con la sua bella cattiva coscienza comprata all’incanto di una presunta amicizia. Intanto che s’inizia l’ennesimo consunto rivisitato consumato percorso. Trattando in angoli bui di miserie ed amori con loschi figuri stretti parenti di banali sentimenti. Premendosi le dita sulle labbra per meglio tenere il conto delle nostre impenitenze assurde e indecifrabili. Oh, certo… il minimo richiesto era (e resta) un po’ di cuore se non d’irraggiungibile ragione. Se di torto trattiamo. Se… in fondo. Appunto. A quell’ineludibile inizio. Per altri versi, sensato, anche se non troppo pensato. Considera la meta da raggiungere. Considera non approdare mai ad un’ultima consapevolezza. Considera l’intima tua indole naturaliter portata al disprezzo di quello che esiste. Tra rimpianto e dileggio. Tra tenerezza e irrisione. Tra il pollice e alluce complici di spietato sarcasmo. Violando le leggi del volo. Per riavere ognuno la sua caduta e riaversi per non morire di leggerezza o, peggio, di noia. Mettendo, dunque, in fila e in colonna. Sfidando gli “a capo”.  Per verso perverso. Perpetuando la luce che riporta fatalmente a quel buio. L’inizio e la fine. Fino in fondo.

Fino a quel fondo.