Zen fumo rinzaffo

fumoDa Il Fatto Quotidiano.it– Sigaretta elettronica fa male? Per studio francese “potenzialmente cancerogena”

Della irrisorietà o della completa irrilevanza di una domanda. E della vaga risposta. Se solo si sappia in cosa possa consistere l’ormai abbastanza desueto mestiere di muratore intonacatore. Restano gli ultimi romantici, i dipendenti o titolari di piccolissime imprese i cui appalti si indirizzano al recupero e al restauro di vecchie case e malandati ruderi. Dove l’automazione non è arrivata perché non serve. Dove ancora conta la piccola ed accurata manualità. Quando si esercita l’arte e la sua regola, per ottenerne una forma e una tecnica a regola d’arte, appunto. Quando, oltre a ciò, si arriva per le vie più inconsce all’espressione della realizzata Volontà. Zen allo stato puro. Ci si figuri un muro ripulito, ben scavato nelle fughe irregolari tra i mattoni. Debitamente sguazzato. Ci si figuri l’artigiano, mezza sigaretta accesa tra le labbra il cui fumo tra l’infastidente ed il tedioso, gli tormenti l’occhio pronto. Nella mano sinistra il grezzo frattazzo colmo di malta. In quella destra l’agile cazzuola. Ora, con quel fumo risalente, l’occhio individua la giusta fuga, la piccola crepa, l’angolo sbrecciato del mattone. Con un colpo veloce della mano, un lesto rotear del polso a raccogliere la giusta dose di calce, una ripresa dolce e un deciso contraccolpo a terminar lo slancio: è l’arte del rinzaffo. Il getto che tra quel fumo noioso eppur gustoso, si stampa preciso tra la fessura dei mattoni. Lì dove l’annebbiato occhio e la sua mente attenta avevano deciso si stampasse. Proprio lì, preciso, giusto di quantità, di luogo e di misura. Trionfo della Volontà  -si diceva-  che si sussegue costante, imperterrito, senza tregua alcuna, conquistando e spazio e tempo e umana condizione. La maestria del polso e delle braccia, l’occhio turbato e volitivo, i piedi ben piantati in singolare concentrata meditazione. Le labbra serrate ad ogni nuova aspirazione… di fumo e di delizia del mestiere. Fino al lento fatale spegnimento della cicca. Fino al pieno compimento del rito di costruzione della vita. Tristezza e voluttà e morte certa all’orizzonte.

Che non sarà per una robotica sigaretta. Che se ne fa?                              

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