L’Urletto. Verso un mondo perfetto

l'urlettoRipetuto fino all’ossessione non esistere nessuna VERITÀ essendo, più coinvolti che immersi, in una strana (quasi nulla condivisa) convenzione che chiamiamo REALTÀ, e che dunque parlare di falso e di autentico implica una qualche contraddizione… Tuttavia in quelle infinitesima condivisa bolla, ci sta una quantistica porzione d’assoluto, espresso almeno in calcolo di probabilità… Insomma, premesso quel che si doveva (relativismo assoluto, mica finferi) il falso e l’inautentico esistono eccome. Stanno o non stanno tra le pieghe del comune agire, tra gli imbarazzi (veri se riferiti a una coscienza e non ad una pur fascinosa piuma trasportata del vento) di una parvenza di coerenza di pensiero, stanno o non stanno in una “costruzione” del dolore che non si ferma ad una ferina sensazione, stanno o non stanno in un senso (o comunque una sua ricerca) che ogni “sguardo consapevole” comporta. Stanno o non stanno nella vita bella e maledetta di ogni disgraziato essere che su essa non può non riflettere….
Cose così, insomma. Giusto per esprimere quel po’ di irritazione e d’irrisione verso un mondo perfetto: quello che parimenti inneggia all’amore e all’odio con la tranquillità propria degli sterminatori e degli idioti. Giusto per riaffermare che, puoi sottrartene finché vuoi alla macchina infernale che tutto e tutti livella alle sue necessarie funzionalità. Giusto per dire, che, riconosciuta la grande immensa straordinarietà dei tempi che viviamo ci sta sempre un fessbùk (per dirne d’uno) a riportarci nell’alveo del NOSTRO consueto cretinismo, nella quotidiana BANALITÀ del male, alla nostra umanissima piccolitudine.
Per dire che in questa ordinaria infamia il grido si fa gridolino… l’urlo si fa urletto…
Fino… fino a qui… appunto

Dio? È momentaneamente assente.

Da La Repubblica.it – Messaggio blasfemo su Twitter: poeta arabo rischia la pena di morte

Blasfemia declinata in residui di barbarie ai confini della nostra triste contemporaneità. Cavando, al solito, sangue da (teste di) rapa. Insistendo nel grande inganno di un dio che – evidentemente – presiede ad una indefettibile e pur straordinaria e pur ordinaria forma di umana stupidità. Dalla notte dei tempi. Dalle umane albe e bestiali. Su fuochi e misteri e sogni dei morti. E, infine, della lenta costruzione delle parole intorno ad un vivere assurdo. Intorno a quel fuoco o a un altare, davanti ad un cippo o a una grotta, accovacciati o inginocchiati a inventarsi, all’uopo, un senso ultimo e definitivo. Richard Dawkins la chiama in un suo bel libro « L’Illusione di Dio ».

Ovviamente neanche immaginabile un appello a dare una scorsa, agli ottusi credenti (o credenti ottusi) portatori insani di menti e di fedi assurde, di resettare un pensiero che, per quanto mosso da sentimento sincero e d’afflato d’umanità, a questa imbarazzante impasse ci ha pure portati. Bislacchi pensatori, bizzarramente vestiti per darsi un’aura di, sovrumana o oltreumana, autorevolezza (alla stregua di imbarazzanti stregoni d’altri tempi ), che basandosi su palesi castronerie tratte da libri cui attribuire potere di indiscussa sacralità (?), arrogandosi arbitrariamente il diritto di insegnare l’ultima versione della assoluta verità e tutte le restanti cose del mondo al mondo dei restanti festanti e/o terrorizzati cretini…

« Continuiamo così, facciamoci del male » dice Nanni Moretti a proposito di chi non ha mai assaggiato la Sachertorte

😦