Di satira e d’offese e di bizzarre (vecchissime) intolleranze altre

E della esigenza del bon ton, del buon gusto, del rispetto e, viceversa, dei luoghi comuni, del sessismo, del razzismo, della più o meno gratuita crudeltà del ridere: di quello che ci viene, di quello che  si può. Secondo non prestabiliti ordini. Tantomeno morali o amorali o immorali che siano. Fatti di quella strana materia che nell’intimo della profonda coscienza di ognuno, non conosce nessun limite che non stia nelle umane convenzioni. Del più e del meno, insomma. Ma anche dell’alto e del basso. Dell’esterno e dell’interno, del sacro e del profano dell’abominevole  e del sublime e via di lì…

Scrisse Spinoza.it «Grave il cardinale Martini. Potrebbe rimanerci dry».

Riccardo Chiaberge su fessbùk grida: vergogna!!! Un suo pedante commentatore dà dell’idiota a chi ride perché la battuta non fa ridere. Un altro scassacazzi (io) eccepisce sulla insindacabilità della comicità i cui canoni non li stabilisce né Pinco né Pallino né, tantomeno, un idiota che dà agli altri degli idioti perché ridono a modo loro e che al di là della evidente crudeltà che un certo tipo di comicità si trascina, non è del ridere che si tratta,. ma di una riconosciuta costruzione meramente tecnica della battuta. Ergo, si può provare un’umana vicinanza ed empatia e pietas col Cardinale e tuttavia riconoscere l’efficacia della battuta. Rincara, invece, la dose Chiaberge con una domandina niente male: cosa ci trovi da ridere (aridai), M……..o (io) , in un uomo che sta morendo di Parkinson? Rispondo che sono evidentemente dei matti (lui e il suo commentator cortese) oltre a degli illogici e ribadisco che in ogni discussione vanno tenuti ben distinti i diversi piani: l’opportunità o il buon gusto e tutte le altre nobili cose che stanno nell’animo umano ( anche in quello degli spietati battutisti ) non vanno confusi con l’analisi “tecnica” e l’efficacia di una azione e la pianto lì.

Poi le vignette. Anti islamiste a lor dire e a lordare. Di tanto tempo fa, quelle danesi. Dell’altro ieri, quelle francesi. Controreazioni a reazioni a sommosse sanguinose contro ogni parvenza d’occidente, reo (l’occidente, oh) di enumerare tra i suoi rappresentanti, di tutto un po’ (si chiamerebbe LIBERTÀ). Ivi compreso qualche oscuro demente che solo ad aizzare mute latranti di fanatici, pare trovar linfa di sua, evidentemente poverissima , vita. Ivi certamente non compreso chi per sue idee ed opinioni e per la sua sacrosanta libertà d’esprimerle s’è preso da pazzi esaltati  e invasati (che pro tempore, tra l’altro, stanno alla guida di un Paese di una certa importanza, beh) la solita fatwa: con rispettiva apposita ricompensa a chi semplicemente trova modo di ammazzarlo il soggetto di tanto “vilipendio” (si notino le virgolette, occazzo).

Poi altra vignetta. Nazionale, questa. Di Vauro sulla ministra Fornero. E della conseguente accusa di sessismo in quanto appoggiata su stereotipi che si rifanno ad un’immagine pregiudiziale della donna… etc etc.

Allora? Allora sull’opportunità e sulle ricadute di una vignetta o di una battuta si può discutere, sulla sua efficacia (le vignette sono scarse, Vauro non fa ridere), no.

Se la ministra Fornero si rendesse conto della mazzata data in testa alle donne (costringendole ai lavori FORZATI fino ai 67 anni) potrebbe considerare la vignetta poca cosa. Oltre al fatto che, da una ministra che attende uno squillo al successivo passo, ministro squillo, logicamente (una logica che si rifà ad antiche e comprovate consuetudini di un qualche decennio fa; prostituzione, prettamente femminile, a mezzo di telefono, beh) nulla osta. Nemmeno il “garbo di genere”. La stessa cattiveria insolente che normalmente si esercita sul nanismo di Brunetta (qui s’è scritto senza vergogna del MINI_STROnzo), sull’intelligenza del Trota, sugli accenti di Bersani o di Vendola, sulla faccia poco intelligente di Gasparri, sui capelli (?) di Berlusconi… ecc. ecc. Per dire che se il nano è un potente con l’aggravante dell’arroganza, tutto si può…

In quanto alle religioni permalose: Per fermarsi ai monoteisti (basta e avanza, oh se avanza): chi (islam) passando alle vie di fatto seduta stante, chi (cristiani) rimpiangendo i vecchi tempi dell’inquisizione, chi (ebrei) nascondendosi dietro il (legittimo, con qualche limite e misura) tabù dell’antisemitismo, nessuno dovrebbe permettersi di nulla dire, nessuna critica ammessa, nessuna ironia, niente.

Verso quelli che, direttamente o meno, SEMPRE, nella Storia hanno imposto e usi e costumi e comportamenti consoni e rispettosi dei loro esclusivi canoni e delle loro esclusive disposizioni.

Imposto con una qualche (non esattamente trascorsa) violenza. Imposto attraverso, non il libero convincimento che promanasse dalla libera fede di ciascuno. Macché. Attraverso l’implacabile violenza bieca e sorda e cieca del Potere.

E se cominciassimo a, RECIPROCAMENTE, rispettarci per DAVVERO?

… e allora si farebbe un girotondo…

Da La Repubblica.it- Il Vaticano lancia le sue proposte “Serve nuova autorità finanziaria mondiale”

Arrivano. Con colpevole ed imbarazzante ritardo ed alla spicciolata ma, obtorto collo, arrivano. Senza smentirsi più di tanto. Provando a balbettare qualcosa di sensato dopo aver nei secoli rincorso ogni forma di pensiero dominante. Tra timidi tentativi di serie analisi della realtà e vergognosi accomodamenti col Potere e col potente di turno. Plutocrati compresi. Ora si accodano senza gli opportuni anatemi che farebbero del loro sdegno qualcosa di più serio di quella che altro non è che – in verità vi dico – una modesta e rituale presa di posizione. Pluff.

E cominciare a rendersi conto che stiamo assistendo ad un salto di CIVILTÀ? Che quello che è talmente evidente – che a non vederlo ci si rivela inevitabilmente oltre che criminali anche criminalmente ed irrimediabilmente stupidi – è che è il sistema CAPITALISMO che è arrivato ad un suo, pur previsto, capolinea. Oltre il quale o si procede per somma di libertà e civiltà oppure si recede ad un mondo governato dalla bruta forza e da vetustissimi squilibri tra diverse disperazioni sempre più pronte alle diverse devastanti deflagrazioni. Lo spadone dei barbari contro le raffinate coltissime debosce della tarda romanità. Per dire. In un mondo globalizzato, per dire. Nel tempo ad attrezzarsi ai più vari e deleteri sconquassi, per dire.

E dunque? O continuare a trasformare gli oggettivi BENEFICI che indubbiamente le innovazioni tecnologiche apportano all’umanità liberandola da fatiche e da lavoro, in PROBLEMI secondo un usato stupido assodato e supinamente accettato, ottocentesco stereotipo OPPURE si comincia a dare un senso ALTRO alla economia cominciando a REDISTRIBUIRE,  più per motivi di spicciola ragionevolezza che di edificante equanimità, PATRIMONI, RISORSE, REDDITI e LAVORO.

Se si ha paura dei termini non li si chiamino piccoli necessari inevitabili “elementi di comunismo”. E neppure di socialismo se l’evocazione turba più di un sonno di più di un qualche scemo.

Li si vedano come piccole iniezioni di UMANA e CIVILE convivenza. Senza le quali… O socialismo o barbarie si diceva? Ecco.

Naturalmente son solo cose che qualche isolato cretino si permette di scrivere su un ridicolo blog e niente più. Ed è ovvio che l’umanità ragionante e responsabile e proiettata in un futuro fatto di realtà e privato delle fantasiose utopie costruite su inattuabili considerazioni, si darà ad una ESIGENZA di CRESCITA INFINITA e…

Bummm?