400 miliardi? Sì, 400 miliardi.

289Il Pres. del Cons. (il francesismo è compreso) a “Bersaglio Mobile” ci informa che dall’inizio della crisi gli italiani hanno aumentato di 400 miliardi i loro risparmi. 400 miliardi sottratti al circuito dei consumi e della domanda interna. Con conseguente attorcigliamento della crisi. Servirebbe, dice, un diverso atteggiamento volto alla fiducia e all’ottimismo. Forse. Anche. Anche. Ma non dovrebbe anche rivolgere un piccolo pensiero su come siano mal distribuite risorse, ricchezza, e redditi? E che il flusso del denaro circolare nel “verso sbagliato”? Verso chi, cioè, può permettersi il lusso di non spendere, anzi, di più, di risparmiare. Che è poi la storia tragica del nostro tempo e del nostro idiota sistema di capitalismo avanzato (avariato e marcio). Che è poi l’ennesima prova di come una seria redistribuzione di risorse, ricchezza, redditi, lavoro e tempi di lavoro sarebbe funzionale, non solo a una società più giusta, ma soprattutto a una società più equilibrata e meno conflittuale. Dove la parola “Progresso” ripiglierebbe il suo senso primigenio. Il “verso giusto”, “la volta buona” “adesso”. Quelle cose lì. Caro Pres. del Cons. ( francesismo compreso).

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L’evidenza e il senso boccalone della Politica

scarpe nuoveDa Il Fatto Quotidiano.it– La ricchezza di 85 “paperoni” è pari a quella della metà più povera del pianeta

Ecco. Ottantacinque (85,00) singoli individui contro (o pari a) tre miliardi (3.000.000.000,00) di persone. Caso mai occorresse dare una sbirciatina alle nostre gonze convinzioni di come funziona il mondo. Quando ci si consola con le sparate sui costi della casta ed altre simili facezie (per tacere d’idiozie). Insistendo sulle umane piccolitudini, tanto per dare sfogo al “senso della politica” di una lavandaia (o, a scelta, della portinaia, del viaggiatore nello scompartimento, del cliente del barbiere, dell’avvinazzato da osteria, del chiacchierone del bar sport… etc. etc.) indignandosi per la macchiolina invisibile che sta nell’angolino della cornice del quadro. Evitando ben bene di parlare della cornice e soprattutto del quadro. Desolante. Il quadro complessivo, s’intende. Quello che la Politica (sempre sia criticata) supportata dall’ignavia, dall’indifferenza, dall’ignoranza e dalla stupidità delle masse boccalone, nella banalità della sostanza, NON FA per dare un senso decente alla sua “ragione d’essere”. Che dovrebbe ALMENO consistere nell’organizzare una società e un mondo dove simili sconcezze (85 contro 3 miliardi) fossero almeno percepite come tali e ALMENO si cercassero le ragioni e i rimedi di tanta scandalosa oscenità. La POLITICA. Quello che FA. Tre miliardi di persone. 85 essere umani come Dei.

Quando basterebbe una scorreggia o anche un semplice rutto emesso all’unisono da quei 3.000.000.000 (miliardi) di persone per spazzarli (gli 85 Dei) per sempre (che poi tutti si muore e che forse la felicità o il semplice senso della vita abita altrove, lo sanno quegli 85?) dalla faccia di questa triste Terra.

 

Non così, ti prego prof.

Da L’Espresso.it – « Amo il mercato, ma non così » di Luigi Zingales

L’esimio economista, “Scuola Chicago”, liberista col ciuffo, pregiato e stimato ed ascoltato consulente del famoso rottamatore (de che? più che della vecchia classe dirigente, dell’idea stessa di SINISTRA in questo sinistrato Paese, beh) Matteino, che forse si chiamava Lorenzi, boh, ma che tutti chiamano Renzi… Insomma il turbo liberista a proposito dell’ennesima triste pagina che coinvolge la sua idolatrata filosofia, tutta basata sulla infallibilità del MERCATO (“amo il mercato” ricorda l’Otto interpretato da Kevin Kline nel film “Un pesce di nome Wanda”), quella filosofia, (per certi versi, paradossalmente, molto marxiana), per la quale a determinare gli uomini è il loro status, e quelle robe lì… , insomma altro non sa ricorrere, l’illustrissimo, che a ridicole categorie come la brama di potere, l’umana fallacità, la piccolitudine di una piccola minoranza di ingordi lupi, l’avidità, l’egoismo di chi per il proprio personale tornaconto non si perita di schiacciare e regole e ordinari diritti… fregando, fottendo e, in definitiva, RUBANDO.
Le stesse cose che altrimenti e in altra forma declinate, sono esaltate (vantandosi dell’eccesso di un pur elegante cinismo con cui necessariamente, nelle altrimenti roboanti teorie (teorie economiche, oh sì) ci si esprime, beh) un giorno sì e l’altro pure, come le profonde motivazioni, le basilari ambizioni,  le uniche vere e sane vie attraverso le quali l’uomo, anzi, l’UOMO, può spingersi verso il proprio futuro di desiderio e di sogno; attraverso le quali dar corpo alle primarie aspirazioni che, sole, hanno storicamente permesso all’umanità di raggiungere inarrivabili traguardi fino ad ottenerne l’impresa, l’intrapresa, lo slancio verso la conquista, l’interiore Itaca, il vello d’oro, il fuoco degli dei… lì (o là) dove l’afflato mistico si transustanzia in ultimo Senso… bla bla bla.

Il mercato, dunque. La finanza, pertanto.  L’economia, perciò.

Semmai la finanza agisse secondo temi e confini e fini per i quali ebbe senso di essere creata: investire i risparmi di alcuni nell’attività di terzi per ricavarne un equo reciproco interesse (si chiama interesse, infatti, il guadagno che ne viene). Semmai quella stessa finanza non si fosse nel tempo trasformata in puro gioco d’azzardo e scommessa. Tra scommesse sugli altrui fallimenti, scommesse sui costi futuri di un qualsivoglia prodotto ed altre cose così. Azzardo e scommesse. Ove le transazioni e gli investimenti (se tali si possano ancora definire) si stabiliscono, immantinente pronte a smentirsi, in un qualche millisecondo da un algoritmo di un qualche software di un qualche computer: programmato per avere il maggior guadagno nel minimo (millisecondo, si disse) tempo possibile. Vendendo, per giunta, quello che si pensa d’accaparrarsi in un breve futuro, quando il prezzo di quello che si compra… s’è capito: vendite allo scoperto ed altre scaltrezze a uso dei gonzi. Finanza. Ovvero una logica folle (si tace – per pura pena e pietà per quello che siamo, astuto esportato occidente e vabbè – della gran caterva d’altri prodotti (finanziari, s’intende) così congegnati a che il vicino di casa scommettendo sul probabile incendio della casa del suo odiato vicino, all’accadere del fatto ne tragga un suo non disprezzato utile insieme al dilettevole.

La finanza. Il mercato. L’economia. Gli economisti. Luigi Zingales. Il professore che ama il mercato.

– ma non cosììììì – grida mentre s’avvede del suo vicino che gli brucia la casa… o che, avendo scommesso altrimenti chissà cos’altro gli sta riservando…

Non così.

Ecco.

Scommettiamo che sarà anche un gran casino?

Da Il Sole24Ore.com- « Il grande assente al casinò della finanza » di Guido Rossi

« John Maynard Keynes: “Quando l’economia (…) è ridotta a un casinò vuol dire che le cose non vanno affatto bene.” »

Peggio (A.D. 2012): quando a decidere non è più nemmeno una singola “umana volontà” (che, per le sue cazzate, in un attimo di resipiscenza e/o di panico può pur sempre spararsi un colpo alla tempia e liberarsi e liberarci delle sue nefande attività… ) ma l’anonimo programma di un computer che in pochi millesimi di secondo risponde in automatico secondo la logica per cui è stato congegnato: far più soldi possibili nel minor tempo possibile, con qualsiasi mezzo possibile, a qualsiasi prezzo in termini di buon senso e d’umanità e, infine, di stessa pura e banale logica di auto-sopravvivenza. Una FOLLIA, questo tipo di economia, almeno pari, se non peggiore, alla minaccia nucleare a cui per decenni siamo stati sottoposti.

Il futuro, s’intende nel titolo, ovviamente.

Di morte cose: speranze di diffusa Civiltà, comprese.

Da La Repubblica.it – Draghi: “Il modello sociale europeo è superato servono liberalizzazioni e riforma del lavoro”

« Suona come un’orazione funebre l’intervista di Mario Draghi al Wall Street Journal. Il funerale è quello del modello sociale europeo, che il governatore della Bce definisce “ormai morto”»

Vien di chiedersi da quale mefitico respiro insufflato in quale futuro trovino inspirazione (sic) e, conseguentemente ispirati, parlino e straparlino questi freddi gelidi forse già morti (loro sì) tecnocrati. Se se ne rendano conto, se il sospetto venga pur loro, di essere ormai approdati ad un ineludibile OLTRE rispetto ai luoghi e ai tempi di un CAPITALISMO, ormai ben più marcio che semplicemente maturo?

E se pure si sta in un mondo dove viene più facile insistere a continuare a procedere per vecchi vecchissimi desueti schemi da parte delle classi dirigenziali spesso stupidamente (ma queste sono scontatissime cose) elette dalle moltitudini che ne verranno, da questo disastro, inevitabilmente travolte, piuttosto che pensare all’unica sensata soluzione che ha a che fare con teorie e prassi con una forma di SOCIALISMO ove si preveda una banalissima REDISTRIBUZIONE delle risorse ben disponibili, del poco LAVORO, dei benefici e dei risparmi offerti dai progressi tecnologici (come pensò, più avanti di questi tristi mostri rivolti ad un ignobile passato, il buon caro vecchio barbone dell’800, tale MARX KARL) del tanto tempo che ne rimane da questo, altrimenti, progresso scorsoio. Tanto difficile capire l’avvenuta sostanziale nocività allo stesso SISTEMA dell’accumulazione capitalistica in una economia totalmente finanziarizzata? Enormi ricchezze che nelle mani di pochi diventano meri strumenti di mero potere non direttamente spendibili se non verso investimenti a carattere esclusivamente speculativo. Risorse sottratte all’economia dei beni e servizi ed affidate alla follia del denaro creato dal denaro. Ad libitum. La finzione e l’azzardo e le scommesse elevati a misura della vita delle persone. Il valore dato dal movimento delle cose e non dalle cose stesse. Le regolazioni e le disposizioni e i controlli parametrati sulla visione folle ed idiota di una ideologia il cui unico scopo sarà divorare sé stessa. Dove ogni altra via di produzione e commerci che persegua le strade fin qui stancamente percorse non solo rivela la sua assoluta inadeguatezza risolvere i banali problemi del quotidiano vivere ma presa da un viluppo di mortifera contorsione e…

e… niente…

Ove mai non si capisse non basta che poi l’idiozia si esprima alla sua massima potenza con decisioni ed investimenti che solo nell’ambito di un cretinismo criminale possono trovare razionale spiegazione:

10 miliardi di cacciabombardieri

E li chiamano tagli…

Che altro?

Può il Potere, potere?

Da LA STAMPA.it- Buongiorno: trova le differenze. di Massimo Gramellini

Non solo, ovviamente le differenze. Anche la furba continuità. Di un’entità che si muove nell’ombra. Che si genera e si riproduce per auto-poiesi. POTERE, lo si suole  – e si vuole – così chiamare. Che non è  (pure scritto così, come si deve) espressione di mitiche trame e supposti complotti. È semplicemente l’evidenza della VITA che, normalmente e in ogni ambito, si impone. Tra geni egoisti e  primordiale pulsione di dar loro (o di procurarsi ,da loro, comunque) continuità e discendenza. Uniti in un equanime spirit of Time, ma dai? Dell’uno ( il primo e ridicolo e patetico e buffone e giustamente reietto e vilipeso presso la comunità internazionale) e dell’altro (il secondo, sorretto da ben altra presentabile ed autorevole forma ma sostanzialmente, se pur diversamente, spinto a quella stessa patetica esigenza di dare un senso ad una comunque patetica – in quanto universalmente , penosa –  esistenza, un senso, un qualsivoglia motivo ed esserci e ad insistere a farlo). Legittimamente per l’uno e per l’altro e per tutti noi piccoli uomini sotto questo imponente e annichilente universo, con le conseguenze logiche e filosofiche che ne discendono da cui trarne solite amare e pur illuminanti conclusioni circa il senso del nostro vano e pur mai vano esistere… Tra farsa e tragedia. Da – per tenersi sull’alto- Shakespeare arrivando a Totò… Dove tutto è compreso. Incomprensibile, compreso.

Senza, peraltro, nemmeno dimenticare che l’oltraggio di ieri e l’omaggio di oggi sempre a quella entità sono ugualmente e spietatamente ispirati: la formula del giudizio (concessione benevola o intimativo richiamo essa sia) stabilisce infatti una gerarchia (al primo che offre il caffè o il drink o – un tempo – la sigaretta… spetta la primazia non tanto della generosità quanto quella dell’ambizione ) di POTERE…
Tutto già visto, tank you.

Sostiene Tartufo

041010052640_0Chernobyl-7Da Corriere della Sera.it-  Le generazioni prive di difesa di Maurizio Ferrera

Mistificando. Falsificando. Manipolando. Parole. Convenzioni. Dati. Come si è sempre fatto coi bambini scomodando babau e uomonero e orchi e lupi e selve oscure. Come da sempre si fa col popolo bambino ricorrendo a circonlocuzioni, perifrasi, arzigogoli per fargli ingoiare ogni tipo di rospo. Per infilargli, ove si voglia, con la maggior naturalezza e disinvolta eleganza ogni tipo di supposta. SOSTENIBILITÀ è stavolta la parola magica. Magari a volte ri_mediata in COMPATIBILITÀ. Oh sì. Piccoli fremiti quantistici ad indicare il vuoto annichilente che si esprime. Celiando. Un po’ per noia un po’ per non morir? Macché. Per far morire. Sostenendo la SOSTENIBILITÀ là dove crolla la minima umana LOGICA. Riuscendo a far intendere e a rendere sostenibile l’insostenibile e l’incompatibile. Facendo credere che i vantaggi (?) generazionali (?) degli uni (che si chiamano banalmente DIRITTI – nel senso di diritti acquisiti, come quelli generici dell’uomo a suo tempo sanciti da autorevoli civilissimi consessi )  sono in realtà PRIVILEGI scaricati e fatti pagare alle successive generazioni. Come si potrebbe altresì affermare che l’aria che le vecchie generazioni inalano e assimilano, restituendone dall’ossigeno prelevato del mefitico CO2, è aria egoisticamente e cinicamente sottratta a figli, nipoti, bisnipoti, pronipoti e via. Come si potrebbe sostenere (oh, SOSTENIBILITÀ) che le cure cui il vecchio (70enne minimo, ché appena ieri era un giovane virgulto ben idoneo a svolgere nel pieno delle sue possibilità qualsivoglia mansione) ricorre per il suo maledetto cancro sono risorse sottratte alla possibilità che figli e nipoti e bisnipoti e pronipoti e via, possano domani adeguatamente curarsi… I famosi privilegi, insomma, di quegli edili, metallurgici, infermieri, addetti alla catena, etc, tutti settantenni. Tutti con delle esosissime pensioni intorno ai 1000 euro… ma tu vedi. I famosi privilegi che le stesse attuali “giovani generazioni”accumuleranno nel percorso della loro fulgida carriera fatta di precariato, saltuarietà, contributi non versati e che condurrà loro, passati i 70anni (passati!), ad un assegno di pensione ben al di sotto di una qualsivoglia minima soglia di sopravvivenza, tiè.

Così. I famosi PRIVILEGI dei pezzenti di turno. All’infinito. Giocando sulle ragioni degli uni e contrapponendole fantasticamente a quelle degli altri. Sostituendo ai conflitti tra classi e/o comunque tra disparità economiche i conflitti (miserabili) tra generazioni. Onde non affrontare il banalissimo problema della stringente ineludibile necessità di una EQUA REDISTRIBUZIONE di RICCHEZZE, RISORSE, REDDITI, LAVORO, TEMPO LIBERATO. Senza la quale il SISTEMA idiota folle e catastrofico dato e indiscusso dalle preziose menti della nostra ineffabile intellettualità, eludendo le fondative domande sulla sua intrinseca logica e congruità, continuerà a mistificare, falsificare, manipolare.

Ingannando, distorcendo, imbrogliando.

Fino al totale collasso civile ed economico.

Comico, vero?

…fino alla fine del mondo

Da Il Salvagente.it – Spread a 546, anche la Francia sotto attacco. Il rendimento dei Bpt è arrivato al 7,3. Male anche i titoli della Spagna.

Quando tutto sarà andato a catafascio (Italia, Europa, forse mondo) sarà un imperativo per gli espertoni provare a dimostrare chi è che ci vince (e cosa) quando tutti perdono. E se quello che risulta è che generalmente si starà peggio di quello che si stava prima (risparmiatori – a nome dei quali operano i grandi gruppi finanziari e speculatori – compresi ) non sarà ancora una volta dimostrato che, comunque sia, è il SISTEMA ad essere intrinsecamente IDIOTA?

E CRIMINALE anche.

… e allora si farebbe un girotondo…

Da La Repubblica.it- Il Vaticano lancia le sue proposte “Serve nuova autorità finanziaria mondiale”

Arrivano. Con colpevole ed imbarazzante ritardo ed alla spicciolata ma, obtorto collo, arrivano. Senza smentirsi più di tanto. Provando a balbettare qualcosa di sensato dopo aver nei secoli rincorso ogni forma di pensiero dominante. Tra timidi tentativi di serie analisi della realtà e vergognosi accomodamenti col Potere e col potente di turno. Plutocrati compresi. Ora si accodano senza gli opportuni anatemi che farebbero del loro sdegno qualcosa di più serio di quella che altro non è che – in verità vi dico – una modesta e rituale presa di posizione. Pluff.

E cominciare a rendersi conto che stiamo assistendo ad un salto di CIVILTÀ? Che quello che è talmente evidente – che a non vederlo ci si rivela inevitabilmente oltre che criminali anche criminalmente ed irrimediabilmente stupidi – è che è il sistema CAPITALISMO che è arrivato ad un suo, pur previsto, capolinea. Oltre il quale o si procede per somma di libertà e civiltà oppure si recede ad un mondo governato dalla bruta forza e da vetustissimi squilibri tra diverse disperazioni sempre più pronte alle diverse devastanti deflagrazioni. Lo spadone dei barbari contro le raffinate coltissime debosce della tarda romanità. Per dire. In un mondo globalizzato, per dire. Nel tempo ad attrezzarsi ai più vari e deleteri sconquassi, per dire.

E dunque? O continuare a trasformare gli oggettivi BENEFICI che indubbiamente le innovazioni tecnologiche apportano all’umanità liberandola da fatiche e da lavoro, in PROBLEMI secondo un usato stupido assodato e supinamente accettato, ottocentesco stereotipo OPPURE si comincia a dare un senso ALTRO alla economia cominciando a REDISTRIBUIRE,  più per motivi di spicciola ragionevolezza che di edificante equanimità, PATRIMONI, RISORSE, REDDITI e LAVORO.

Se si ha paura dei termini non li si chiamino piccoli necessari inevitabili “elementi di comunismo”. E neppure di socialismo se l’evocazione turba più di un sonno di più di un qualche scemo.

Li si vedano come piccole iniezioni di UMANA e CIVILE convivenza. Senza le quali… O socialismo o barbarie si diceva? Ecco.

Naturalmente son solo cose che qualche isolato cretino si permette di scrivere su un ridicolo blog e niente più. Ed è ovvio che l’umanità ragionante e responsabile e proiettata in un futuro fatto di realtà e privato delle fantasiose utopie costruite su inattuabili considerazioni, si darà ad una ESIGENZA di CRESCITA INFINITA e…

Bummm?

Il Crollo

Da LA STAMPA.it – BUONGIORNO di Massimo Gramellini: Un Paese che rinnega se stesso –

Se mai se ne voglia leggere nelle cose che ac_cadono i SEGNI che il dio junghiano disperatamente indirizza a queste disastrate lande. Se mai se ne voglia leggere in quel “BUONGIORNO” l’amaro disperato sarcasmo su un disgraziato (per colpe tutte sue, va da sé) Paese. Nel mentre che tutti i titoli dei distratti italici giornaloni  si impuntavano sui casi e sui cazzi di una americanina e del suo ganzo pugliese (non Romina e Albano – cit. da Spinoza.it ) assolti per caso o per amore di giustizia o per noia o per adesione indolente agli stilemi della intellighenzia (tutti prìncipi del foro ma anche princìpi del foro – inteso come buco – quei nostri degni opinionisti) nostrana e cinica, chi lo può dire, dall’accusa di avere ammazzato insieme a un negrogià in galera una povera studentessa inglese mezza negra e mezza niente, evidentemente. Nel mentre che il Paese è nelle solite (sue, di lui, il plutocrate puttaniere) faccende affaccendato, provandoci a farsi i cazzi deliziosi suoi tra intercettazioni, giustizia, risarcimenti… cose sue consuete e mai mansuete embè. Nel mentre che scatta l’ormai inutilizzabile monito in forma di declassamentodi autorevolezza e serietà e credibilità bah…

Ci sta quel paradigmatico crollo. Una demolizione adiacente. Gli scricchiolii. Gli allarmi autorevolmente ignorati. Il lavoro nero. Le donne. Una paga da schiave. Il crollo. La morte. Le macerie. Il postumo dolore. Le urla. Le grida. I titoli – tardivi, solo stamane – . I corsivi. I fondi.

Il FONDO: È dove stiamo.

Il CROLLO: È quello che siamo.