“…”

È di uno sporco mesto mestiere. Della sua incerta provenienza. Della sua lieta morte ove tutto trova un suo magico inebriante inizio (se l’inizio è pur sempre ridotto a fine, non vi è scampo, semmai un lieto pranzo, un frizzantino bianco, un qualche inchino, una intrepida risalita degli acidi a lambir l’esofago… brucior di stomaco… briciole di vanità… etc.., mi fermo qua… per ora… ). Senza prove, appunto. Giusto quell’indizio. Tutto si prende per buono. Anche quello da cui deriverà il gran male… il gran male nasce da un bene… (è per pudore immenso immerso in questo irrimediabile dolore che non lo chiameremo – chiameremmo – amore. Lancinante come il grido di chi desolatamente muore. Soli si muore. Per tacer di lune. Con qualche non trattenuto furore. Semmai il dissidio si dirime osservando chi si tace. Presumendo che chi si tace lo faccia da sconfitto… da chi riconosce il suo tragico fallimento… ed è in parte, solo i parte, pur così. Si tace per somma di disperazione. Per le perdutissime parole che si videro sommerse dalle urla sconnesse. Il tono alto ed implacabile stabilisce una pur malferma verità. Imprigionando l’altrui parola e vincolando questo annichilito silenzio… una parvenza di verità pure ne risulta… stabilendo odio e rancore e nessun accordo ad un reciproco ascolto…. Stabilisce uno stato delle cose. Ruoli. Ragioni. Punti di contatto e impossibilità degli stessi. Stabilisce e afferma  e ineluttabilmente fissa i codici e le modalità dei… conflitti. Altro era forse, direttamente o meno, concepibile?  Sanno – saprebbero –  mai parole darsi a un senso condiviso tra gli agguerriti (uno, agguerrito, l’altro solo vinto) contraenti?

È di uno sporco mestiere… È di determinazioni che ballonzolano sul travagliato oceano della vita. Genetica (oh, Genesi biblica ed assassinio primo e fratricida e dramma e infinita battaglia di sentimenti e sensazioni e fughe e libertà rubate e pur concesse e prese e superbia e invidia e vanità ed infinita guerra che ne seguirà…) e miscuglio di circostanze ed ereditate tare, e bivi e trivi da oltrepassare e ponti e fiumi da guadare e maledizioni tutte da seguire e da cui sfuggire e… quello che avviene… fino a quel che fummo. Prima di essere quel che siamo. Prima ancora di diventare quello sporco mesto mestiere… prima d’esserci… prima di quel ridicolo racconto…

E dunque? Assolversi? No. Nemmeno. Semplicemente quello che si può. Gli altri… i tuoi stronzi nemici, i ripugnanti antagonisti, birilli o umani siano. Semplicemente quello che si può. Uccidili. Sia tu dalla parte della ragione e del tuo marcio torto. Nessun’altri che te mai stabilirà. Non conta e per nessuno mai conterà. Uccidili. Fanne carne di porco. Cenere. Strumenti del tuo ego. Pietruzze della tua collana. Uccidili e vivi la vita che puoi. Non sta scritto che vi sia al fondo una morale. Non c’è pedagogia, morale ultima. La vita non è un film. Vince chi vince. Uccidili e vivi allegro/a o mesto/a o come ti verrà. Uccidili tutti e che non te ne resti più nessuno. Poi sarà quel che sarà. Quello che viene. Dolore o gioia o, finalmente liberazione. Tutto quello che verrà… che verrà… che verrà

Ma non giudicarli. Uccidi chi vuoi ma senza nessuno giudicare.

Giudicheresti te.

E la tua fine.

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Dio? C’è. Sui cavalcavia, come la Lega Nord

Da Il Fatto Quotidiano.it – Niente comunione a un bambino disabile. Il prete: “E’ incapace di intendere e volere”

Quando nella intransigenza del funzionario burocrate (o officiante di un ministero, che dir si voglia) si rivela la sostanza prima di cui è fatta certa FEDE. Incredula e incerta e malferma e tremula. Di sé. Della sua inconsapevole, eppur consapevole, evidentemente, infondatezza. Fino a ricorrere agli argomenti tipici di un ATEO:  se dio non può esistere per chi, per limiti psicofisici tutti suoi ma tutti ben inseriti nell’ambito del NATURALE, tale essendo tutto ciò che in NATURA esiste… e obiettare circa presunte anormalità da contrapporre ad una supposta (da chi?) normalità che inficerebbe un banale diritto (alla vita e a TUTTO quello che ad essa è connesso), se, si diceva, dio non può esistere se non per chi ha mezzi e strumenti e capacità e valori e talenti per, intellettualmente CONCEPIRLO, è più che evidente che dio NON può esistere per NESSUNO.

Tutto il resto che ne viene in nome della carità e della accoglienza e della buona umanità non fa che confermare come – appunto- non è di dio che andiamo vaneggiando coi nostri millenari bla bla… ma della nostra povera meschina piccola speventata UMANITÀ.

Già.

passi

Ogni tanto qualcuno dagli abissi di una sua scoperta coscienza riesce a provare sentimenti simili alla vergogna. Altri, no. Passa oltre. A inveire contro un mondo (altro) infame.
Non essere completamente certi a quale categoria si appartiene è giù un timido primo passo verso la consolatoria e divoratrice tristezza della ineludibile (propria) Colpa.
Ci si assolverà per vizio di forma… certo… ma…

…il dolce rumore della vita

Sandro Penna:

«Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita»

Io anche sveglio.

Ieri in riva ad un deserto mare, di lontano arrivava il “tumb tumb” dei bassi e della batteria di una “musica” incomprensibile per me. Dallo stereo di quattro “ragazzacci”, boh.

Dice George Steiner in un suo libro del 1971 (sic!) “Nel Castello di Barbablù“, che l’approdo ad una forma di ossessività (quel battito di cuore che, martellante, si ripete in infinito)  in forma di musica fatta solo di ritmo è sintomatico di un ritorno alla primordialità…

E a una qualche forma di volontario istupidimento, aggiungo io.

Sconclusionati e inconclusi frammenti di un discorso…

Nesso FONDAMENTALE cercasi tra la vita e il dolore. Constatarlo, non bastando. Ove nel termine si alluda a ciò sui cui ci si appoggia, e forse a ciò che ci trascina a fondo. Che sia logicamente  deducibile, quella indubitabile connessione. Con le povere parole che ambirebbero a dare senso a tutto che nulla significa. Contemplando (comprese e visibili) storie banali di banali contorsioni. Fino al riconoscimento, da parte di alcuno,  e al corrispondente disconoscimento da parte di altri, diversamente ma ugualmente interessati e coinvolti, tutti gli attori/spettatori della tragicommedia nostra e devastata. Senza una visione d’insieme. Senza una (impossibile) terzietà (anche tecnica) che possa stabilire ragioni e torti in un qualche ambito di condivisa ragionevolezza. Se ha senso la chiacchiera intorno ad una qualche definita patologia (sofferenza)  e la distinzione spicciola tra la sua semplice manifestazione e il (quasi sempre patetico – ossessivamente, stessa radice, e ridài -) tentativo di una adeguata terapia. Il miraggio del lieto e piano dissolvimento del dolore. Tempo, se si tratta di un colpo, d’una piccola ferita, d’uno sconquasso distruttivo ma pur sempre indefinito, d’uno stato di straordinarietà. Tempo non bastante. Tempo ossessivo e ossessivamente ricorrente quando il dolore stesso ne sia lo stesso fondamento, appunto. Pratica ragione di dimenticanza e di angosciosa assillante forzosa ricordanza. Per ri-trovare e rinnovare le perse occasioni della COLPA UNIVERSALE di cui, secondo questa morbosissima vision, siamo pur tutti portatori in quanto nati. Una cella. Una calda comoda prigione che sottrae alla minacciosa, pur discutibile e discussa: RESPONSABILITÀ. Stato di eterna fanciullezza ove qualcuno provvederà a farsi carico delle noiose pratiche della vita quotidiana. Una comoda prigione per comode evasioni dal pensiero primo e ultimativo: il cazzo di VITA che ci è toccata: quell’ordinario impasto di carne ed abitudini e parole e lesioni e indomabili incontrollabili indecidibili ereditate fissità che ci fa essere quel che ineluttabilmente ed ineludibilmente siamo. Una condanna altra. Una condanna da cui parzialmente fuggire proprio attraverso quello che fa di ogni singolo individuo quel che come tale unicamente lo determina: la sua, povera tribolatissima – e grandissima in termini di pura potenzialità –  COSCIENZA. Atto di volontà racchiuso e confinato dentro tutti i tragici determinismi di cui sopra… ma pur sempre da sé DETERMINATO. Sia scelta di morte o di cruda continuazione. Sia accettazione del dolore contemplato. Sia la crudele continuazione della catena delle maledizioni dandosi ad infliggere afflizioni a sé e al mondo intorno a sé. Secondo diversi gradi di consapevolezza. Sia una scelta o un abbandono. Decidendo più o meno di morire e trascinare l’intero mondo nel proprio fatale gorgo. Sia, il dolore inflitto e agito e conseguentemente sopportato e subito, la misura della propria confessione d’impotenza. Secondo diversi gradi di consapevolezza. Prigione sia la vita oppure (almeno) sogno di (almeno provvisoria) piccola LIBERAZIONE. Dai vincoli banali propri di questa MALEDETTA VITA che in sorte (e fino alla nostra morte) ci è toccata…

E via così… Senza nulla serva a nulla. Solo frammenti di un discorso mai fatto… che se fatto o tentato nemmeno sarebbe…

Addiario decadence

Serve un poco d’incoscienza (d’inconsistenza nemmeno se ne nasce, figurarsi se non se muore) per andare verso (piacerebbe attraverso, immaterialmente, come uno scemo di neutrino, ma pure si è quel cazzo d’inconsistente – appunto – nulla che si è… ) quell’oltre che c’incanta e che ci fa morire. Sentissi il ticchettio dei diti su questa vecchissima tastiera… No, inutile finzione… Tutti, ma proprio tutti se ne beano di queste ossessioni… Specie in certe inutili sessioni di amore e morte e vita varia già molto spesa e da non acquistarsi mai. Se ne ha di troppo. Se mai esiste (e certamente a modica cifra esisterà) apposita applicazione da scaricarsi con qualche triste foia, da tedio esistenziale travestita. Anche dei tardi flussi di coscienza di un ubriaco o scemo o disperato sia, se ne avrebbe a troppo. Insieme a biografie, viaggi, eroiche imprese, sapide battute, dosi letali di antipolitica, veementi tirate contro le caste e cantiche deliranti alle puttane. Non occorre ripetere all’infinito le cose per tediare oltremodo il mondo sulle stronzate oltristiche… Che fanno riferimento al solito putrefatto (nel senso di puteolente e sfatto e semovente per via di normali vermi in gozzoviglia ) ego del cazzo. Lo si è capito che a meno non sia una cosa davvero esplosiva… di stile, s’intende, ma che stile, ché oltre (quello!) al ritorno alla incomprensione, ai gesti, alle smorfie mugugnanti, agli accenni, agli sguardi, perfino agli ammicchi… No, gli ammicchi presuppongono una condivisa convenzione… Prima… Prima del rivolgimento (la posizione prona nell’accoppiamento è quel “prima”) degli occhi che si incontrano e comunicano quella comunione di dolore e di morte che è propria di quella specifica cosa… Introduzione che era e movimento fino ad un breve godimento… Eiaculazione, vita…  Chissà fino a quale altro incontro. Ma gli occhi negli occhi… Il cupo condiviso piacere… Quella scossa, quel fremito, quel brivido, quello sguardo che si perde nello sguardo dell’altro… Il tragico (sarà) inizio di una volontà… Di un reciproco accudimento mentale… Un pensiero (pur privo di parola, è il punto) dedicato a quello sguardo, a quel dolore fatto di piacere, a quel bisogno di affondare in quell’inconoscibile già appena conosciuto OLTRE quel cazzo che sussulta. Si senta. Sia il proprio o dell’altro. Attivo sia, o passivamente accolto.

Ascolto. Serve un poco d’ascolto. Stamane alla radio si parlava di Mirò che parlava d’arte e di natura: – Gli alberi hanno qualcosa di umano – concludeva.

Cazzone.

Senza famiglia (un prete)

Da LA STAMPA.it- “Costituzione ferita” Intervista a “Oltretevere” del vescovo Luigi Negri sulla sentenza della Cassazione sui diritti degli omosessuali

Ecco il tipico es_empio di idiozia criminale sotto forma di concezione religiosa. L’idiota di famiglia è nel caso il Mons. Luigi Negri che ha orrore di quelle famiglie (e dài) che a suo arbitrio decide avere o meno la dignità di essere chiamate tali. Lui, presumendo viva solo, dai tempi dal seminario, non avendone mai avuta una. Lui, evidentemente ossessionato da quello che succede nelle case quando la sera si smorza la luce. Due ottantenni che decidono convivere per motivi tutti loro possono definirsi famiglia? Per il Mons. Cretino solo se di diverso sesso… qualunque cosa abbiano voglia – o siano in grado – di fare sotto le lenzuola…

Stupido criminale… è il minimo.

Opinionisti per caso…

Da Corriere della Sera.it- «Le crisi parallele di PDL e PD.  L’amalgama inesistente» di Angelo Panebianco

Il fatto che gli esimi opinionisti (establishment, mica passanti per caso) alzino schifati il sopracciglio tirandosene fuori dal FALLIMENTO (etico, culturale, sociale, economico e chi più ne ha…) di un Paese, sta implicitamente ad indicare le ovvie ragioni di quello stesso fallimento…

Ognuno a tirarsene fuori, appunto. Spesso i più responsabili, appunto. Classe dirigente tutta, appunto, che accerta ed appura e lo palesa il proprio fallimento, appunto.

Senza pudore.

Le tasche piene (e rotte) di Nanni

Da La Repubblica.it – Nanni Moretti, il cinema alla radio. Quel giorno in cui Lynch mi minacciò”

Anche un chissenefrega (come ieri, d’altronde, è un vizio) ci starebbe… Ma ovviamente cogliamo in tutta la sua tipicità la rivelazione morettiana. Però..
Però l’incazzoso talentuoso (il nostro, non il genio folle e stravagante – e in quanto tale anche banale, perché no?- Lynch) tra l’altro finisce (o inizia) con una qualche forma di sonorissima cazzata.

Riporta l’articolo: « ma accusa anche “tutti quelli che scaricano i film dal web, qualunque sia la loro età e il ceto sociale” ». Come dire… che anche certi talenti si conservano e si coltivano il loro oscuro lato di coglioneria piccina picciò: un ARTISTA che tale si ritenga, indipendentemente dai soldini e dai modi con cui trova il modo di remunerarsi con le sue OPERE, dovrebbe più che gioire per il solo fatto che qualcuno brighi in qualsiasi modo per “accedere”  in qualsivoglia modalità a quelle stesse sue OPERE. Sennò… sennò è solo un banale BOTTEGAIO traffichino che si arrabatta per guadagnarsi “tre soldi per il lesso“. Siamo mica nell’800, veh.

Direbbe Lucio Dalla: Nanni, ma sta’ ben su

Aggiornamento 1/03/2012 dovrei adesso correggere con un Lucio Dalla avrebbe detto…  ma fa nulla… resta l’omaggio a una bellissima persona R.I.P 😦

Il riferimento era ad un suo racconto: in Piazza Maggiore a Bologna la mattina prestissimo lui a fare footing e a cadere come un salame su gradini e un netturbino ad osservarlo tra derisione e indifferenza e a dirgli: mo’ tirat ben su..

La prevalenza dell’irrilevanza

Da l’Unità.it – Mills, il giudice arriva tardi. Berlusconi ancora prescritto

O del niente che ci perseguita e che pur volentieri induce a rilassata atarassia. Rispetto a quel che è stato (e Stato, ben purtroppo) e che non è più e mai più non sarà. Con le evidenze del caso. Non solo giudiziario. Il Giudizio all’insegna del “Senza Giudizio”. Nel senso del poco intelletto e delle casuali azzeccagarbugliesche prescrizioni. Sì, vabbè.

Compresa l’indecenza endemica dei due giornali (Libero e Il Giornale, con molto rispetto parlando) appaiati (come coglioni, naturaliter)  che all’unisono (e tanto o poco basterebbe a sottolineare la infima caduta nel ridicolo di ogni sentore o parvenza di italianità nel mondo, beh) titolano, da servi al servizio del loro ideologico o proprietario padrone: Berlusconi – PM: 25 a 0

Compreso un liberatorio e finale CHISSENEFREGA che ne sottolinei l’avvenuta irrilevanza di quel lontano ricordo di quel ridicolo ometto che fu. E il silenzio tombale che ne consegue da parte della gente normale di questo esausto Paese…

A, definitivamente, seppellirlo quel triste cadavere in forma di manichino.

Consegnandolo da ora e per sempre al, malinconico quanto indefinito, ignoto del nostro scontento.

Berlusconi chi ?

I giochi (e i giocatori anche) sono fatti ( e strafatti)

Da Avvenire.it- Bagnasco: gioco d’azzardo vera emergenza sociale

Quando i vescovi e in particolare il loro capo, ne imbroccano una, conviene rimarcarlo. Tanto rara cosa è: dalle tartufesche contestualizzazioni di bestemmie e blasfeme barzellette al supporto fornito a emeriti gaglioffi di Potere tramite appositi convivi. Tra bertoni e fisichelli e lombardi e viganò e via così tutti, a, a forza di melliflue gran sfregature di viscidissime mani, giostrarsi intorno a questioni più che temporali, tutte grondanti di viscosissimo POTERE… Così come conviene evidenziare il colpevole (giusto trattenersi un attimo da imbarazzanti, troppo qui ricorrenti, superlativi)  SILENZIO di Giovanardi e Gasparri (per dire di due cretini col patentino che hanno una assidua frequentazione di posti come San Patrignano –  come sostenitori e benefattori, che si pensava? – ) di fronte a questa nuova, più che legalizzata, DROGA.

Oh,

Di morte cose: speranze di diffusa Civiltà, comprese.

Da La Repubblica.it – Draghi: “Il modello sociale europeo è superato servono liberalizzazioni e riforma del lavoro”

« Suona come un’orazione funebre l’intervista di Mario Draghi al Wall Street Journal. Il funerale è quello del modello sociale europeo, che il governatore della Bce definisce “ormai morto”»

Vien di chiedersi da quale mefitico respiro insufflato in quale futuro trovino inspirazione (sic) e, conseguentemente ispirati, parlino e straparlino questi freddi gelidi forse già morti (loro sì) tecnocrati. Se se ne rendano conto, se il sospetto venga pur loro, di essere ormai approdati ad un ineludibile OLTRE rispetto ai luoghi e ai tempi di un CAPITALISMO, ormai ben più marcio che semplicemente maturo?

E se pure si sta in un mondo dove viene più facile insistere a continuare a procedere per vecchi vecchissimi desueti schemi da parte delle classi dirigenziali spesso stupidamente (ma queste sono scontatissime cose) elette dalle moltitudini che ne verranno, da questo disastro, inevitabilmente travolte, piuttosto che pensare all’unica sensata soluzione che ha a che fare con teorie e prassi con una forma di SOCIALISMO ove si preveda una banalissima REDISTRIBUZIONE delle risorse ben disponibili, del poco LAVORO, dei benefici e dei risparmi offerti dai progressi tecnologici (come pensò, più avanti di questi tristi mostri rivolti ad un ignobile passato, il buon caro vecchio barbone dell’800, tale MARX KARL) del tanto tempo che ne rimane da questo, altrimenti, progresso scorsoio. Tanto difficile capire l’avvenuta sostanziale nocività allo stesso SISTEMA dell’accumulazione capitalistica in una economia totalmente finanziarizzata? Enormi ricchezze che nelle mani di pochi diventano meri strumenti di mero potere non direttamente spendibili se non verso investimenti a carattere esclusivamente speculativo. Risorse sottratte all’economia dei beni e servizi ed affidate alla follia del denaro creato dal denaro. Ad libitum. La finzione e l’azzardo e le scommesse elevati a misura della vita delle persone. Il valore dato dal movimento delle cose e non dalle cose stesse. Le regolazioni e le disposizioni e i controlli parametrati sulla visione folle ed idiota di una ideologia il cui unico scopo sarà divorare sé stessa. Dove ogni altra via di produzione e commerci che persegua le strade fin qui stancamente percorse non solo rivela la sua assoluta inadeguatezza risolvere i banali problemi del quotidiano vivere ma presa da un viluppo di mortifera contorsione e…

e… niente…

Ove mai non si capisse non basta che poi l’idiozia si esprima alla sua massima potenza con decisioni ed investimenti che solo nell’ambito di un cretinismo criminale possono trovare razionale spiegazione:

10 miliardi di cacciabombardieri

E li chiamano tagli…

Che altro?

Il premio al castigo

Da La Repubblica.it – Berlinale, Orso d’oro ai Taviani “Grazie ai detenuti di Rebibbia”

Ove, più di quello di cui si parla, nel premiato film, («Cesare deve morire») vale il senso altro che si suggerisce:
« Spero che qualcuno tornando a casa dopo aver visto Cesare deve morire – ha detto Vittorio Taviani – pensi che anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, è e resta e un uomo. E questo grazie alle parole sublimi di Shakespeare”. Paolo ha voluto rendere omaggio ai reclusi che, ognuno nel proprio dialetto, hanno interpretato il testo del Bardo: “Voglio fare alcuni dei loro nomi: a loro infatti va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione »

E probabilmente si assisterà alla solita fiera della banale (nel senso proprio e nel senso altissimo che si può dare al termine) umanità e si constaterà la solita discrasia tra diverse ed opposte visioni. Solita schizofrenia. Ché il conflitto, spesso inconsapevolmente interiore, si esprimerà nel dare diversi giudizi, anche del medesimo soggetto, rispetto ad un unico problema. Che sta tra la vendetta e il perdono. Tra il forcaiolismo più becero e feroce e privato d’ogni slancio di umanità (di scuola: i criminali – con o senza virgolette- devono morire e/o marcire in galera) e l’afflato umanitario (che spesso dimentica l’orrore pregresso di cui si sono resi colpevoli i portatori – adesso passivi e ieri attivi – di tanto dolore…) che vede solo la buona disposizione dei reprobi virata sul compassionevole presente. Secondo il contesto, ovviamente. Secondo i luoghi (social network di gran lunga forcaioli solitamente assetati di sangue e/o blog riflessivi portatori di ponderate ragioni d’umanità  magari contrapposti agli altri, sé pensanti portatori di intelligenza diversa e non conformista, che irrideranno al cosiddetto buonismo allineandosi di fatto al becero populismo da cui pure pretendevano distinguersi… In un vortice di deprimenti contrapposte idiozie.

Tra la colpevole dimenticanza e il colpevole oblio… Insomma non ne usciremo, imbottigliati dai contrapposti (anche interiori, si ripete) stereotipi sul bene e sul male.

Salvo fermarsi un momento a rimirarsi nel vuoto un quanto di consapevolezza della complessità. Rifiuto dell’assoluto (il mondo in bianco e nero, pure bellissimo per altri filmici versi) e diverse gradazioni di toni e di colori…

Funzioni di particella o di onda…

E via sfumando…

Per dire…

Dio? È momentaneamente assente.

Da La Repubblica.it – Messaggio blasfemo su Twitter: poeta arabo rischia la pena di morte

Blasfemia declinata in residui di barbarie ai confini della nostra triste contemporaneità. Cavando, al solito, sangue da (teste di) rapa. Insistendo nel grande inganno di un dio che – evidentemente – presiede ad una indefettibile e pur straordinaria e pur ordinaria forma di umana stupidità. Dalla notte dei tempi. Dalle umane albe e bestiali. Su fuochi e misteri e sogni dei morti. E, infine, della lenta costruzione delle parole intorno ad un vivere assurdo. Intorno a quel fuoco o a un altare, davanti ad un cippo o a una grotta, accovacciati o inginocchiati a inventarsi, all’uopo, un senso ultimo e definitivo. Richard Dawkins la chiama in un suo bel libro « L’Illusione di Dio ».

Ovviamente neanche immaginabile un appello a dare una scorsa, agli ottusi credenti (o credenti ottusi) portatori insani di menti e di fedi assurde, di resettare un pensiero che, per quanto mosso da sentimento sincero e d’afflato d’umanità, a questa imbarazzante impasse ci ha pure portati. Bislacchi pensatori, bizzarramente vestiti per darsi un’aura di, sovrumana o oltreumana, autorevolezza (alla stregua di imbarazzanti stregoni d’altri tempi ), che basandosi su palesi castronerie tratte da libri cui attribuire potere di indiscussa sacralità (?), arrogandosi arbitrariamente il diritto di insegnare l’ultima versione della assoluta verità e tutte le restanti cose del mondo al mondo dei restanti festanti e/o terrorizzati cretini…

« Continuiamo così, facciamoci del male » dice Nanni Moretti a proposito di chi non ha mai assaggiato la Sachertorte

😦

Può il Potere, potere?

Da LA STAMPA.it- Buongiorno: trova le differenze. di Massimo Gramellini

Non solo, ovviamente le differenze. Anche la furba continuità. Di un’entità che si muove nell’ombra. Che si genera e si riproduce per auto-poiesi. POTERE, lo si suole  – e si vuole – così chiamare. Che non è  (pure scritto così, come si deve) espressione di mitiche trame e supposti complotti. È semplicemente l’evidenza della VITA che, normalmente e in ogni ambito, si impone. Tra geni egoisti e  primordiale pulsione di dar loro (o di procurarsi ,da loro, comunque) continuità e discendenza. Uniti in un equanime spirit of Time, ma dai? Dell’uno ( il primo e ridicolo e patetico e buffone e giustamente reietto e vilipeso presso la comunità internazionale) e dell’altro (il secondo, sorretto da ben altra presentabile ed autorevole forma ma sostanzialmente, se pur diversamente, spinto a quella stessa patetica esigenza di dare un senso ad una comunque patetica – in quanto universalmente , penosa –  esistenza, un senso, un qualsivoglia motivo ed esserci e ad insistere a farlo). Legittimamente per l’uno e per l’altro e per tutti noi piccoli uomini sotto questo imponente e annichilente universo, con le conseguenze logiche e filosofiche che ne discendono da cui trarne solite amare e pur illuminanti conclusioni circa il senso del nostro vano e pur mai vano esistere… Tra farsa e tragedia. Da – per tenersi sull’alto- Shakespeare arrivando a Totò… Dove tutto è compreso. Incomprensibile, compreso.

Senza, peraltro, nemmeno dimenticare che l’oltraggio di ieri e l’omaggio di oggi sempre a quella entità sono ugualmente e spietatamente ispirati: la formula del giudizio (concessione benevola o intimativo richiamo essa sia) stabilisce infatti una gerarchia (al primo che offre il caffè o il drink o – un tempo – la sigaretta… spetta la primazia non tanto della generosità quanto quella dell’ambizione ) di POTERE…
Tutto già visto, tank you.

Gli squallidi squali di sempre

Da La Repubblica.it– Murdoch attacca Obama su Twitter “Va coi pirati della Silicon Valley”
«Stop Online Piracy Act» che sarebbe poi quella cagata pazzesca con cui il soliti squali (editori, major dello spettacolo e della musica e tutti quelli molto troppo attaccati ai loro lerci interessi e che il mondo si fotta) voglio limitare il libero scambio di liberi contenuti in libera rete. Magari qualcuno rispondesse loro che qualsiasi medio utente in pochissimo tempo ha mezzi tecnici e conoscenze per trasformare un qualsiasi testo (anche un libro) in un PDF del peso di qualche MB. Che anche un per file audio e/o video si può facilissimamente trovare mezzi e modi per condividerli tra utenti di buona volontà nonostante le loro minacciate sanzioni. Alla facciaccia loro. Con qualche programmino free coi quali spezzettarli e mandarli via mail, per dire. Si rassegnassero gli squali voraci… Il mondo, se non si rincretinisce del tutto, o almeno quello più attivo e consapevole della RETE, non si farà fagocitare dai soliti quattro stronzi che prima di pensare alle grandiose opportunità in termini di democrazia e libertà che offre INTERNET pensano al solito alle loro luride tasche…
Stop Offline Stupid Act

Prodotto Interno LORDO

Da Corriere della Sera.it-Tassisti e orafi, redditi sotto i 16 mila euro

LORDI, si presume. In tutti i sensi. Quello poco pulito, tendente al lercio, compreso. Rubacchiando quello che si può secondo antica e consolidata (e autorevolmente, implicitamente autorizzata, da quella passata imbarazzante cosa che non si vuole, qui, più nominare) prassi. Assai meglio praticata presso i nostri per certi versi e perversi poco lodevoli lidi. Per via di spiriti animali liberati, sciolti, da sempre bradi. Poco avvezzi alle comuni regole della normale civile convivenza. Salvo ovviamente mandare alti lai e forsennatamente sbraitare con lo Stato inetto che non riesce a difendere i suoi cittadini quando ne sono essi in prima persona, vittime. Di rapine, scippi, ruberie varie, furti con destrezza. Non contempla la loro etica civile à la carte il furto commesso con la consueta formula: – con o senza fattura?
Tutto già fin troppo detto…
Uffa

Junghiano…

Da Corriere della Sera.it- «Guarda la tua isola». Strage per un gioco
Junghiano prima che metaforico. Tutto torna. Dai titoli ai parallelismi: danteschi sull’Italia senza cocchier in gran tempesta… cronachistici: di appena ieri… di quel ridicolo comandante che portò (per gioco? Per imperdonabile irresponsabile leggerezza?) il suo Paese/la sua nave ad incagliarsi. Ad, infine affondarla.
Junghiano più che metaforico. Quella italica “CONCORDIA” che affonda. Le frottole e il raggiro e l’assenza della verità. La sottovalutazione, il ritardo, la disorganizzazione, il pressapochismo, il menefreghismo, l’abbandono. E la solita splendida umanità della piccola gente. L’oscuro eroismo delle mezze figure, dei piccoli uomini, dei mai considerati, i negletti, gli anonimi di sempre.
Junghiano più che metaforico. L’intreccio delle parole che si offrono a sacrificio della nostra (comunque s’intenda questo indefinito ossessivo possessivo) condivisa REALTÀ. A spiegarla come vela al vento svelata. In distruzione d’anima. Concordia impossibile. Rancori e lamentosi brusii. Il freddo. L’accoglienza e il tepore. Una coperta, un riparo.
Persi (e il naufragar m’è dolce…?) che siamo in questo splendido… basso (sic) mare…

Babele (quando tutto è compreso)

Da Il Sole24Ore.com – Stipendi in Aula, è scontro sui dati-
Dopo i fatti (in senso esistenziale, dopo la morte – più o meno nicciana- dei fatti ) stanno solo le interpretazioni. Non è del tema, infatti, che si possa discutere, essendo il METODO divenuto sostanza prima esso stesso. Saltate le convenzioni linguistiche, semantiche, matematiche, tutto tende a trasformarsi in disputa sulle premesse logiche a cui attenersi per darsi ad un condiviso sistema di pattuite consuetudini. Il DATO essendo esaminato da ogni possibile angolazione. Lo STABILITO essendo posto alla discussione delle varie prospettive. Il DETERMINATO essendo confrontato da tutti i punti di vista secondo le ottiche le più personali.  La REALTÀ essendo osservata dalle infinite soggettività. Esse stesse condizionate da diversità di status, carattere, disposizione d’animo, indole, particolarità  e contrasto conflitto d’individualissimi interessi. Fino alla fine della possibile comprensione tra diversi (e simili e corrispondenti e conformi e omogenei) e dello stesso SENSO di COMUNITÀ. Fino al crollo di una Civiltà. Iniziando da quella Occidentale per diffondersi (nei lustri, decenni, secoli, chi vivrà vedrà) all’intera umanità. Appena ritardato dai mefitici rigurgiti di deleteri INTEGRALISMI di ogni fideistica risma che forse non rappresentano che l’estremo, patetico e tardivo, tentativo di arginare il vuoto di senso che invaderà le anime delle genti del mondo.
Raggiunta la distruttiva (quanto spesso palesemente inconscia è ben evidente) consapevolezza  con l’assoluta padronanza (attraverso il totale compimento del suo evoluzionistico percorso) di quel rudimentale e sgangherato mezzo di comunicazione che è il LINGUAGGIO è al conseguente universale NICHILISMO che fatalmente si approda.
Insomma, l’apice, il culmine evolutivo del linguaggio ovvero le Colonne d’Ercole oltre cui il senso primo della sua funzione (COMUNICARE) cade in un indistinto, incomunicabile, indistinguibile, ineffabile, indicibile brusio che si declina in incomprensibile delirio del singolo soggetto, corrisponde esattamente al suo fatale ANNICHILIMENTO.
Insomma, pluff…

Paradossiamo? Per dire…

Da La Repubblica.it – Monta la protesta contro i caccia F35 “Costano troppo, il governo non li compri”
O, almeno, ci si provi a farne un uso corretto. O almeno congruo. Provando, per dire, a spostare il tema delle internazionali dispute, su argomenti altri rispetto alla pervasiva ed invasiva “speculazione finanziaria internazionale”. Individuando, per dire, sedi, centrali e succursali, siti, dimore proprie dei “veri nemici della Nazione“. E di conseguenza agire. Secondo ottocenteschi (e precedenti e successivi, anche) metodi. Invadendo, bombardando, radendo al suolo, forzando. Secondo logica di pura legittima difesa. Portando l’inferno (oh sì) in ameni “Paradisi Fiscali”. Sempre per dire. Sempre pasticciando in esercizi di stile. Riportando a valori primigeni le ragioni conflittuali e traendone le relative ineludibili conseguenze. Ragioni (ferree) di Stato. Ristabilendo le antiche opzioni proprie degli Stati Moderni e affidandosi alla Potenza primordiale, prima “Ragione Sociale” dello Stato. Consegnando agli eserciti degli Stati il Monopolio della Forza di antica tradizione. Giungendo perfino a minacciare il tronfio Occidente, che tanta parte pur ha nel tentativo di affondare questo pur ignobile Paese, secondo le regole di un qualsivoglia manuale sull’Arte della Guerra, bizzarre alleanze, per dire, con la Corea del Nord, per dire, o con l’Iran… e via così…
Insomma, paradossando…
Ma anche no.

L’anno che avviene è già tra_passato

Da ANSA.it- Da Gheddafi a Sic, la top ten 2011 di ANSA.it
Le cose che si rincorrono instancabilmente ( e stanchi lo siamo e lo saremo e sbuffiamo, inevitabilmente ). Gli eventi a seppellire gli eventi. I successi che si succedono, e le morti e le vite e le disperazioni e le – per banale forza di vita, quella che s’impone a , senza gran meriti e grandi colpe, semplicemente insistere a vivere. Ormai affidandosi più alle abitudini a volte declinate in ossessioni. Senza rimettere davvero mai in vera discussione lo stanco corso del tempo, il senso delle cose che sono o che stanno o che si fanno, che si accettano, che, tacitamente accettandole, ci determinano. Fino alle viete assunte consuetudini. Idee, fatti, dispositivi, meccaniche, primi e secondi e terzi e ultimi fini, psicologie, concatenazioni logiche e illogiche, convinzioni, fedi, ritualità, principi, convincimenti, interpretazioni e chi più ne ha…
Il SISTEMA (si scandisce interiormente…  « scandirei » se l’uso della prima persona non fosse parzialmente bandito QUI, pena la pena e lo sconsolato intimo mugugno di un pur sbrindellato e relativistico Foro Interiore, beh)  sta procedendo imperterrito inesorabilmente verso la propria implosione.

Il SISTEMA
è quel che si voglia intendere
come tale
e
per tale.
(sia detto per irrilevante inciso)

Ingovernabile. In preda al delirio della dissoluzione. Vittima della follia e degli automatismi propri disposti dalla follia dei folli uomini a tale scopo. In un ineluttabile avvitamento. Non (non tanto, almeno) per l’interesse di alcuni contro l’interesse della gran parte. Non solo e non è tanto di questo che si dice…
Quello che sta succedendo e che spesso succede nella STORIA umana .è l’assoluta dipendenza e sottomissione della logica razionale all’imponderabile delle COSE così COME STANNO. Neanche (tanto) d’intenti criminali. Neanche (tanto) di vittime di interessi di parte. Neanche (tanto) in balia di una Spectre internazionale della speculazione. Neanche l’essere sotto mira di qualche civiltà extraterrestre con lo scopo di assoggettarci…
Solo la fatalistica, pigra, idiota accettazione di uno STATUS QUO di STUPIDITÀ che nessuno, ma proprio nessuno ha, in verità, stabilito. Del quale nessuno ne avrà, in fondo, gran beneficio.
E allora?

Sostiene Tartufo

041010052640_0Chernobyl-7Da Corriere della Sera.it-  Le generazioni prive di difesa di Maurizio Ferrera

Mistificando. Falsificando. Manipolando. Parole. Convenzioni. Dati. Come si è sempre fatto coi bambini scomodando babau e uomonero e orchi e lupi e selve oscure. Come da sempre si fa col popolo bambino ricorrendo a circonlocuzioni, perifrasi, arzigogoli per fargli ingoiare ogni tipo di rospo. Per infilargli, ove si voglia, con la maggior naturalezza e disinvolta eleganza ogni tipo di supposta. SOSTENIBILITÀ è stavolta la parola magica. Magari a volte ri_mediata in COMPATIBILITÀ. Oh sì. Piccoli fremiti quantistici ad indicare il vuoto annichilente che si esprime. Celiando. Un po’ per noia un po’ per non morir? Macché. Per far morire. Sostenendo la SOSTENIBILITÀ là dove crolla la minima umana LOGICA. Riuscendo a far intendere e a rendere sostenibile l’insostenibile e l’incompatibile. Facendo credere che i vantaggi (?) generazionali (?) degli uni (che si chiamano banalmente DIRITTI – nel senso di diritti acquisiti, come quelli generici dell’uomo a suo tempo sanciti da autorevoli civilissimi consessi )  sono in realtà PRIVILEGI scaricati e fatti pagare alle successive generazioni. Come si potrebbe altresì affermare che l’aria che le vecchie generazioni inalano e assimilano, restituendone dall’ossigeno prelevato del mefitico CO2, è aria egoisticamente e cinicamente sottratta a figli, nipoti, bisnipoti, pronipoti e via. Come si potrebbe sostenere (oh, SOSTENIBILITÀ) che le cure cui il vecchio (70enne minimo, ché appena ieri era un giovane virgulto ben idoneo a svolgere nel pieno delle sue possibilità qualsivoglia mansione) ricorre per il suo maledetto cancro sono risorse sottratte alla possibilità che figli e nipoti e bisnipoti e pronipoti e via, possano domani adeguatamente curarsi… I famosi privilegi, insomma, di quegli edili, metallurgici, infermieri, addetti alla catena, etc, tutti settantenni. Tutti con delle esosissime pensioni intorno ai 1000 euro… ma tu vedi. I famosi privilegi che le stesse attuali “giovani generazioni”accumuleranno nel percorso della loro fulgida carriera fatta di precariato, saltuarietà, contributi non versati e che condurrà loro, passati i 70anni (passati!), ad un assegno di pensione ben al di sotto di una qualsivoglia minima soglia di sopravvivenza, tiè.

Così. I famosi PRIVILEGI dei pezzenti di turno. All’infinito. Giocando sulle ragioni degli uni e contrapponendole fantasticamente a quelle degli altri. Sostituendo ai conflitti tra classi e/o comunque tra disparità economiche i conflitti (miserabili) tra generazioni. Onde non affrontare il banalissimo problema della stringente ineludibile necessità di una EQUA REDISTRIBUZIONE di RICCHEZZE, RISORSE, REDDITI, LAVORO, TEMPO LIBERATO. Senza la quale il SISTEMA idiota folle e catastrofico dato e indiscusso dalle preziose menti della nostra ineffabile intellettualità, eludendo le fondative domande sulla sua intrinseca logica e congruità, continuerà a mistificare, falsificare, manipolare.

Ingannando, distorcendo, imbrogliando.

Fino al totale collasso civile ed economico.

Comico, vero?

La bestia idiota che ci sta accanto. Forse dentro.

Da La Repubblica.it – Migliaia in strada per Samb e Diop. “Basta razzismo, vogliamo diritti”

Ci si è giocato, ironizzato, mostrato l’anima nera più feroce insieme al ghigno del volgare ammicco. Sempre ridendo e scherzando. Dandosi di gomito. Sempre intendendosi con sguardi e piccoli accenni a spararla più grossa. Partendo da sinistra o da destra e credendosi con qualche cretina convinzione fuori dalla banale convenzione, magari di rabbia schiumante e d’implacabile indignazione. Sempre approdando ad una specie di vieto, più fesso che altro, populismo. E  dunque confluendo, magari fuori da ogni conscia intenzione (peggiorando dunque il proprio connaturato ebetismo), nella peggiore e più becera e bieca ed ottusa imbecille destrità ( e che vuoi che scriva? Destrezza? ). Sempre gareggiando a chi sfoderava con maggior immediatezza e disinvoltura l’imperativo dell’anti-buonismo ovvero lo stronzismo del proprio scontento. Fingendo (chi poteva, ma più spesso ignorando) le parole non avessero in fondo gran senso. Dissimulando gran superiorità nei confronti del banale piccolo mondo che intorno ci naviga. Ricorrendo ai soliti stereotipati lamenti plebei contro tutti e tutto. Certo mai dimenticandosi della propria identità, delle proprie radici, del proprio particolare tornaconto, in ultima analisi. Tutto, insomma, un vecchio vecchissimo armamentario degli stupidi luoghi comuni di chi , non avendo altro che il proprio (giustificato, evidentemente) rancore verso quella specie di rivoltante individuo che ogni mattina dallo specchio del bagno lo ammonisce circa la sua intima pochezza, la sua intellettiva inconsistenza, la sua fallimentare identità di cuore, non avendo che quello da coltivare oltre il proprio consapevole vuoto. I sintomi della propria tribolata impotenza.

E se l’imbecillità, la tronfia esibita (implicitamente ammessa) bestialità si fa, come nella triste cronaca degli ultimi lustri si è fatta, ( anche con qualche ascesa ad una più che responsabilità di Governo – si noti la maiuscola –  beh )  Spirito del Tempo…

Spiegare? O si è portatori del minimo sindacale d’intelligenza e dunque non occorre, oppure non s’è capito nulla finora e dunque è del tutto inutile.

Monti e morti

Da La Repubblica.it- Polemiche sul premier a Porta a Porta

Affidarsi a quella specie di Uriah Heep della nostra triste conformistica antropologia  non è esattamente quello che si aspettava dalla sobrietà del  “nuovo stile” del tecnocrate Monti. Se è lo stesso Vespa che tenne bordone a uno sconcio spettacolo del solito tizio in un post-terremoto (tra l’altro facendo oscurare il dirimpettaio Ballarò, sconcio su sconcio) in un trionfo di quadri alle pareti, di tv al plasma, di frigoriferi spalancati con tanto di spumanti regolarmente italiani e via così…? Se è lo stesso Vespa, non c’è nessuna, ma proprio nessuna ragione che giustifichi il tristissimo di andare in quel tristissimo tempio di precedenti tristissimi riti e sconci. Pena (in tutti i sensi), l’andare e il sedersi e il sottoporsi alle melliflue servitudini del mellifluo servo (a prescindere) maitresse il triste conformarsi del “nuovo stile” ad un ripugnante già troppo subito vecchissimo stile.

Ci dimostreremmo, al dunque, totalmente assuefatti al Basso (e botulinizzato ed asfaltato ecc)  Impero per non immaginarci altro che quello in ogni sua (se pur pateticamente aggiornata) forma? Nessun altro luogo? E non ci si richiama ad altri talk show d’altri canali ai quali altri diversi da Vespa potrebbero (con qualche scema forzatura, si ammetta) imputare medesima ed opposta parzialità. Macché. A non immaginarsi una normalissima conferenza (pare se se ne faccia una tutti gli anni prima delle feste e pare sia tradizionalmente abbastanza seguita) dove un capo ufficio stampa, o chi per lui, chiama i rappresentanti delle maggiori testate italiane ed estere che fanno regolari e civilissime domande.

Ammettiamolo: siamo irrimediabilmente malati.

Forse già morti.

68? Vada per 68

Da Il Giornale.it- Riforma Pensioni, Fornero apre ai sindacati -L’Inps avvisa: “Via dal lavoro troppo presto”

Dove il « troppo presto » sta a sottintendere si possa arrivare presto e ragionevolmente (?), alla media dell’andata a riposo, sostanzialmente per TUTTI, sui 67/68 anni.

Pietro Ichino ed Elsa Fornero hanno rispettivamente 62 anni 63. Giovanissimi, dunque. Anche per, oltre quello che fanno attualmente, espletare ovviamente  altri più o meno gravosi incarichi. E, come si vedrà, con una certa qual solerzia e celerità ed energia e prontezza… Insomma, loro o chi per loro 😉

Ora: ci si augura ferventemente che a tutti (ma proprio tutti) quelli che in queste ore premono per fare andare la gente  in pensione a 67/68 anni, appunto, venga un coccolone di varia gravità (compresa una micidiale mossa di corpo, tiè) mentre camminano per le vie di una città. Che vengano soccorsi da una coppia di passanti di 67/68  anni. Che chiamata l’ambulanza risponda al centralino un 67/68 enne. Che la stessa Ambulanza sia guidata da un 67/68 enne. Che l’infermiere e il portantino siano due 67/68 enni. Che intervenga un rianimatore (massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca) di 67/68  anni. Che poi siano accuditi, curati e smerdati da infermieri/e e/o ausiliari/e rigorosamente 67/68 enni.

Ora: ci si augura che nel malaugurato caso bruci loro la casa intervenga all’uopo un’allegra combriccola di 67/68enni in forma di squadra di aitanti vigili del fuoco.

Ora: altrettanto ci si augura che nel caso di un malaugurato scippo (et/aut similia)  a prontamente intervenire ad inseguire il delinquente provvedano agenti di polizia… 67/68enni, ovviamente.

E così via…

Così… per un minimo senso di giustizia. E anche per farsi quattro (in)sane risate alla faccia loro.

Ichino e Fornero, compresi, va da sé.

Libero e cazzaro

Da Libero.it-  (tramite Rassegna lavoro. Gov)-Togliete i libri alle donne torneranno a far figli

Ora, coerentemente ci si aspetta un disegno di legge che le obblighi al burqa. Andando per gradi ovviamente: velo, hijab, chador. Insomma, un dignitoso percorso. Camillo Langone. Un de_fogliante. Uno che ama vantarsi della propria repellenza sfoderandola ed esibendola verso tutte le cose del mondo: quello che, fuori dai suoi triti e balordi scemi schemi nel mondo da sempre accade. Tra l’altro il repellente (già detto? repetita…) estensore del simpatico articolo (vilmente mimetizzato da “provocazione “ ma va?) non ha mancato e non manca tutt’ora mai di rimarcare (parole sue) un “certo schifo” per gli omosessuali, una certa insofferenza verso il diverso da lui (« perfino un sincero xenofobo come me ha sbuffato…») . Ne rivendica il diritto (al ribrezzo). Se mai qualcuno lo abbia mai, non solo letto, ma anche intravisto… specie nel pieno di una straripante e poco edificante salivazione, bave)… Ecco, lombrosianamente ripugnante, “de visu” (intendendo con questo quello che si voglia, faccia compresa), lui stesso, particolarmente, è.

E pari siamo

Dovunque siamo diretti… è all’inferno che si va

Marylin SilverstoneDa La Repubblica (tramite Rassegna Stampa MEF): Basta operai. Soltanto robot nella fabbrica cinese

Il fatto che quella che dovrebbe essere, in un mondo appena appena toccato dal minimo di razionalità possibile, una buona OTTIMA NOTIZIA (gli operai sostituiti dai robot: liberazione degli uomini da lavoro manuale, abbattimento dei costi, tempo libero, maggior benessere da REDISTRIBUIRE… Wow!) diventa un PROBLEMA di disoccupazione e conseguente maggiore POVERTÀ, non è che l’ennesima dimostrazione che il SISTEMA (capitalistico? oh sì) è intrinsecamente IDIOTA oltre che MARCIO.

Eggià

I buoi, scappati dalle stalle, che danno dei cornuti agli asini

Da IL FOGLIO.it – Il governo del preside, il consiglio di facoltà

Non è che non sia vero quello che generosamente afferma il solito Ferrara (sempre come Giuliano inteso, ormai è un vezzo). È che è quello che avviene prima che normalmente (sic) determina quello che avviene poi. E, normalmente (re-sic), le cose affondano (per riemergerne sotto altra forma ma identica sostanza) nelle proprie inderogabili indefettibili ragioni. Ergo, difficile sfuggire, per logica banale, alla banale logica. Ergo, diventa complicato discettare di democrazia dall’alto scranno di una inestricabile fusione di diversi, tutti uguali, poteri riconducibili ad un unico POTERE e funzionali a quell’unico POTERE troppo (re-re-sic) personale.

Economico (ricorda qualche cosa?). Mediatico. Politico.

Di che cazzo di DEMOCRAZIA si sta parlando?

Di quella del Caudillo?

…fino alla fine del mondo

Da Il Salvagente.it – Spread a 546, anche la Francia sotto attacco. Il rendimento dei Bpt è arrivato al 7,3. Male anche i titoli della Spagna.

Quando tutto sarà andato a catafascio (Italia, Europa, forse mondo) sarà un imperativo per gli espertoni provare a dimostrare chi è che ci vince (e cosa) quando tutti perdono. E se quello che risulta è che generalmente si starà peggio di quello che si stava prima (risparmiatori – a nome dei quali operano i grandi gruppi finanziari e speculatori – compresi ) non sarà ancora una volta dimostrato che, comunque sia, è il SISTEMA ad essere intrinsecamente IDIOTA?

E CRIMINALE anche.

bye bye… ma stavolta non scherziamo

Questa foto dei miei poco nobili piedi sul “bye bye Silvio” della poco profetica copertina deL’Espresso  risalente ai primi mesi del 2006 (sic!) la ripropongo adesso con qualche speranziella in più. Valga come ammonimento l’aver aspettato altri 5 anni per vederla di nuovo con una qual certa fondata aspettativa… Nel mentre ci tocchiamo…
Sperando sia la volta buona… per quanto gli itagliani…

ps. se tutto va bene ci si ripromette cancellarlo, il tristo ometto,  perfino dai tag