…il dolce rumore della vita

Sandro Penna:

«Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita»

Io anche sveglio.

Ieri in riva ad un deserto mare, di lontano arrivava il “tumb tumb” dei bassi e della batteria di una “musica” incomprensibile per me. Dallo stereo di quattro “ragazzacci”, boh.

Dice George Steiner in un suo libro del 1971 (sic!) “Nel Castello di Barbablù“, che l’approdo ad una forma di ossessività (quel battito di cuore che, martellante, si ripete in infinito)  in forma di musica fatta solo di ritmo è sintomatico di un ritorno alla primordialità…

E a una qualche forma di volontario istupidimento, aggiungo io.

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